Saturday, October 21, 2006

E' colpa sua--E' stato lui!


Chi di voi ha due Gatti (o immaginiamo anche figli) si sara' trovato in questa situazione: rincasando trova qualcosa di ribaltato e rotto. Guarda i Gatti per capire chi sia stato e questi, parlando con gli occhioni spalancati, dicono (ciascuno di essi dice): "non sono stato io, e' stato lui!"

La stessa cosa stanno facendo Romano e Tommaso (Padoa Schioppa): a fronte di FINCH (societa' di rating) che "declassa" la valutazione sul debito pubblico italiano, dichiarano: "e' colpa di come abbiamo trovato i conti" (traduzione: SONO STATI LORO).

La stessa cosa ci ricordiamo diceva Silvio ogni volta che parlava dei conti pubblici: era colpa di tutti quelli prima.

Peccato che FINCH abbia detto a chiare lettere che il rating e' stato abbassato PER COLPA DELL'IMPOSTAZIONE DELLA FINANZIARIA DI OTTOBRE 2006, tutta tasse e niente tagli ai rami secchi.
Lo abbiamo sentito con le nostre orecchie, in inglese e nella traduzione italiana.

Per cortesia, capi del governo: crescete, e smettete con questa cantilena dell' "E' stato LUI!".

Cris Marabotto, ottobre 2006

Wednesday, October 18, 2006

Visco, Cimoli ed Alitalia...

In questi giorni il governo discute la finanziaria, e sta prospettando varie misure (SUV, aumento IRPEF, eliminazione facilitazioni superbollo per Euro4, tasse di successione, e via discorrendo) per rimettere a posto i conti.

I nostri soldi andranno ovviamente a finire in servizi per tutti noi, dunque non dovremmo dispiacerci neppure troppo di essere ancora una volta tar-tassati.

Ci siamo pero' accorti che qualcosa non quadra...non tutti i nostri soldi andranno in servizi.... Leggete questi dati, ripresi da un comunicato sindacale:


AirFrance:
Utile Operativo: 98.000.000 Euro
Stipendio Amministratore Delegato (mr.Spinetta): 29.583 Euro al mese

KLM
Utile Operativo: 261.000.000 Euro
Stipendio Amministratore Delegato (Van Vijk): 45.143 Euro al mese

British Airways

Utile Operativo: 330.000.000 Euro
Stipendio Amministratore Delegato (Rod Eddington): 64.727 Euro al mese

Alitalia:
Utile Operativo: - 160.000.000 Euro (ovvero una PERDITA di centosessantamilioni di Euro)
Stipendio Amministratore Delegato (Giancarlo Cimoli): 190.375 Euro al mese

Insomma, Cimili e' a capo di un'azienda che e' una vera voragine, che ha abolito tratte importanti quali quelle verso la Cina, che sopratutto con la sua presenza impedisce (occupando gli slot) alle compagnie low cost di offrirci servizi a basso costo su tratte nazionali, e cionondimeno guadagna piu' di tutti gli altri.

Ecco perche diciamo, con tutto il nostro fiato: BRAVO FLAVIO!





Cris Marabotto, 18 ottobre 2006

Tuesday, October 10, 2006

Consigli a Romano



E' chiaro a noi tutti i quanto sia necessario rientrare rapidamente nei parametri di Maastricht.
Vorremmo quindi inaugurare una rubrica di consigli al nostro Romano, in modo da semplificare a lui e all'amico Visco il lavoro (ultimamente li vediamo affaticati).

TIR
Dopo il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) nazionalizzato (a favore dell'INPS) proponiamo il TIR: Trattamento di Inizio Rapporto.
Visto infatti che chi inizia un rapporto di lavoro ha appena incassato la liquidazione del vecchio, e' possibile ed auspicabile dedicare la prima mensilità del nuovo al sociale. Proponiamo dunque che il TIR (nella misura dello stipendio del primo mese del nuovo lavoro) venga devoluto ad una speciale cassa per lo sviluppo del mezzogiorno.

TV A COLORI
LA TV a colori e' un assurdo del consumismo. bene aveva visto l'allora Democrazia Cristiana quando nel 1972 blocco le appena iniziate trasmissioni a colori a favore del Bianco e Nero.
PRoponiamo dunque di ripristinare la tassa sulle tv in b-n in misura pari a quella attuale per quelle a colori, ed incrementare quella di quelle a colori (inclusi ovviamente i "tv-fonini") del 100%.
Inoltre chi possiede un inutile tv ad alta definizione (HD READY) dovrà portarlo presso il Comune di residenza, dove verrà destinato ad utilizzi socialmente utili.

SUG
Dopo la tassa sugli Sport Utility Vehicles, proponiamo la tassa sugli Sport Utliity Glasses. E' chiaro che portare occhiali da sole iper costosi sia un vezzo esacrabile che va combattuto. Imposta statale nella misura di euro 10 fissi su tutti gli occhiali da sole (ad esclusione di quelli con montatura nera pesante alla "Giangiacomo Feltrinelli".

Vacanze Esotiche
I Soldi vanno riciclati (ops! Re-investiti) nella nostra PATRIA. Sono pertanto tassate le vacanze all'estero (con esclusione dei tours culturali nella repubblica popolare di cuba, purche' in località non balneari) nella misura del complenento a 500 euro per gli scaglioni di reddito tra i 10.000 e i 20.000 euro, e del complenento a 15.000 euro per tutti gli altri scaglioni.

KW
E' istutiuto un iper-bollo sui gommoni: 100 euro per ogni Kilowatt di potenza. E' fatto esplicito divieto ai Comuni di pubblicare in qualunque forma tabelle di convesione tra i cavalli (cv) ed i Kilowatt (kw).

Illuminazione domestica
Tutti coloro che hanno richiesto all'ENEL un contatore di potenza superiore ai 3Kw sono tassati con euro 100 per ogni Joule eccedente la media ponderata dei consumi della famiglie residenti in area Nielsen 2. E' vietato consultare la wikipedia per cercare correlazione tra Joule, Watt e i "chilovattora".

(Cris Marabotto - segue)

Wednesday, October 04, 2006

SUViet Supremo


Arriva il superbollo sui SUV - insomma sulle 4x4. Ora, la cosa non ci tocca direttamente, visto che la nostra auto e' un "trazione posteriore". Ma ci tocca e ci offende la logica MORALISTA che sta dietro a questa tassa. Ecco perche' abbiamo deciso di riportare qui alcune dichiarazioni di Marco Taradash, fondatore dei "riformatori liberali" ma sopratutto del movimento di protesta dei SUVIET.

E diciamo di piu': noi che abbiamo votato la sinistra (ma avremo fatto bene ? Mah!) siamo ora tentati di affittarne uno, di SUV, solo per partecipare alla manifestazione dei burini, a Roma. Si, noi burino contro loro, acculturati moralisti.

Cris Marabotto, 4 ottobre 2006


Il superbollo anti suv è una semplice persecuzione di una categoria di cittadini in base ad un pregiudizio ideologico e cretino».
Il suv inquina.
«Inquina come qualunque automobile in rapporto alla sua cilindrata e alle sue caratteristiche. Perché una Porsche non inquina? E una Ferrari?Allora la logica sarebbe stata tassare tutte le auto di una certa cilindrata, o non so, tutto ciò che produce una certa quantità di emissioni. Qui invece la logica
è tutt'altra».
È che il suv ingombra, soprattutto nei centri storici, dove non è che serva a molto il 4x4.
«E che c'entra? Allora tassiamo tutte le auto più lunghe di quattro metri. Trovate una logica che vale per tutti e allora io ci sto. Ma così no, perché la verità è un'altra: quello che veramente si vuole è punire il proprietario del suv per quella che rappresenta».
Una categoria sociologica?
«Chiaro. Per la sinistra il proprietario del suv è uno che ha fatto i soldi ed è un po' burino. Peggio, è uno il cui padre faceva 1'operaio, e poi lui, ai primi soldi, ha tradito la classe lavoratrice e si è fatto il macchinone. È uno da rieducare per aver abbandonato il proletariato. Il superbollo è il gulag della trazione integrale. Il suo proprietario va rieducato culturalmente. E contro quest'idiozia che protestiamo».

Friday, September 22, 2006

Paghi uno, prendi due...ma l'altro per chi non puo'


Conoscete il progetto One Laptop per Child ?


Praticamente si tratta di un (vero) computer alimentato a manovella, acquisibile a soli 140 dollari da chi abita nelle aree piu' povere del pianeta.

Ora il suo creatore Nicolas Negropone ha avuto un'idea: visto che per molti poveri anche 140 dollari sono troppi, possiamo noi tutti regalarne uno ad un bambino povero. Come ? Comprandone due
al modestissimo prezzo di 450 dollari (su ebay). Solo che, di questi due, uno non andrà a voi: andra' a chi non puo comprarlo.

Una bellissima idea, che vi invitiamo a prendere in considerazione.
Cris Marabotto, 22 settembre 2006

Saturday, September 16, 2006

Palestra Deducibile ?


Non ci crediamo - e infatti temiamo non succederà "per davvero".

Ma il ministro Melandri ha fatto una proposta che - noi che crediamo nel Fitness Metabolico - non possiamo non apprezzare: la deducibilità fiscale del costo dell'iscrizione in palestra.
Leggete qui, tratto dal Corriere della Sera del 16 settembre 2006:


Per il titolare dello Sport potrebbe essere un atto concreto contro l'obesità
«Deduzione fiscale per spese della palestra»

Il ministro dello Sport Melandri: dedurre dalle tasse i soldi per l'iscrizione e la frequenza di palestre e associazioni sportive


S
ROMA - Dedurre le spese per la palestra dalle tasse. Questa, in sintesi, la proposta che il ministro per le Politiche Giovanili e le Attività sportive Giovanna Melandri si appresta a fare ai suoi colleghi di governo. «L'allarme obesità, lanciato in questi giorni dall'Unione Europea e da molti organismi nazionali - ha dichiarato il ministro Melandri - evidenzia che anche nel nostro Paese questo fenomeno è in costante e preoccupante aumento, arrivando a colpire 4 milioni di persone. Il dato è ancora più allarmante se consideriamo che si tratta di un'emergenza che investe anche i nostri bambini: di loro, due su dieci sono obesi e il 50% rischia di esserlo anche da adulto».
LA PROPOSTA - La Melandri ha poi evidenziato come la lotta all'obesità e la diffusione di stili di vita sani sono tra le priorità del suo dicastero. «Per questo - spiega la Melandri - è importante promuovere, come strumenti di prevenzione, campagne a favore di una sana educazione alimentare e di una regolare attività fisica».
Poi arriva la proposta che farà discutere. «Non dimentichiamo, inoltre, che l'obesità rappresenta un pesante aggravio sulla spesa pubblica. Ecco perchè sono convinta che occorre esplorare ogni strumento utile a contrastare questo fenomeno. Si potrebbe, ad esempio, ipotizzare la deduzione - al pari delle spese mediche - anche per le spese destinate all'iscrizione e alla frequenza delle palestre e delle associazioni sportive. Spese necessarie per la tutela della salute, la prevenzione delle malattie e la realizzazione di risparmi nel bilancio dello Stato».

Thursday, September 14, 2006

Non passa lo straniero!

Le polemiche sulla possibile cessione di TIM e lo scandalo dei politici sulla definitiva cessione agli stranieri di tutte le telecom mobili italiane ci fa ricordare una cosa:

Quando nel 2000 il governo Amato lancio' la "gara UMTS" lo fece copiando rapidissimamente quanto successo in UK, ma NON in tutta europa: facendo una gara costosissima per tiare su soldi.

In altre nazioni usarono altri criteri (un era il "beauty contest") basate sulla bonta del business plan.

Gli operatori italiani erano: Omnitel (gruppo ex-olivetti), Wind (Enel), Tim e Blu (mediaset e altri). Quattro italiani.

Per poter operare hanno dovuto sborsare circa seimila miliardi di lire ciascuno, solo per la licenza. Blu ha chiuso dopo poco tempo, Omnitel l'ha comprata Vodafone, Wind un egiziano.

Chi e' dunque che ha messo un ingiustificato balzello su aziende italiane, costringendole a vendersi a gruppi stranieri ? Forse chi si scandalizza per "un altro pezzo di italia che va agli stranieri".

A proposito: come hanno utilizzato i diciottomilamiliardi di lire ?

Cris Marabotto, 14 settembre 2006

Monday, September 11, 2006

La Sacra Alleanza


Oggi si commemora il "nine-eleven", l'Undici Settembre.
Erano 3000, erano 4000 i morti ? Non ci ricordiamo.
Certo era un attacco preventivo (quello).

Per commemorare l'occasione, dalla sua germania, Ratzinger parla della

pulsante presenza del sacro in altre culture, «anche se velata in molte maniere», e un occidente marcato da un «drastico illuminismo e laicismo»

(preso dall'articolo del Corriere on line di oggi)

Analogamente, Youssef Qaradawi, il leader spirituale dei Fratelli Musulmani in Europa, il 3 febbraio 2006, disse: «Questi danesi e i loro simili non sono né cristiani, né Gente del Libro. La gran parte di loro è senza Dio. La loro religione è rincorrere i piaceri sensuali e fare una vita peccaminosa, a partire dal vizio dell'omosessualità».

Le Grandi Religioni Monoteiste concordano: il problema alla base del tutto e' la società libera occidentale (illuminista e laicista).

Non la difendiamo, ma rispondiamo con le parole di un musulmano laico, Magdi Allam:

A maggior ragione mi inquieta il fatto che i predicatori d'odio islamici possano individuare nella condanna del Papa una qualsivoglia giustificazione alla loro strategia della violenza, che colpisce indiscriminatamente tutti e di cui gli stessi musulmani sono le principali vittime. Mentre il Papa, giustamente, è intento a recuperare nell'ovile del cristianesimo le proprie «pecorelle smarrite», nel rispetto della libertà di coscienza dei singoli, gli estremisti islamici, che hanno già istituito delle solide roccaforti in Occidente, mirano a sottomettere al loro arbitrio tutti noi, cristiani, musulmani, ebrei o di altra fede e ideologia, volenti o nolenti. Questo è l'insegnamento principale che dovremmo tener presente oggi, nel quinto anniversario dell'11 settembre.




Sunday, September 03, 2006

Questione di Stile


Li Ka-shing è uno degli uomini più ricchi della terra (ma non uno dei piu' noti).
E' presidente della Hutchinson Whampoa Limited e del Cheung Kong Holdings Ltd, con aziende operanti in 54 nazioni e circa 230.000 ("duecentotrentamila") dipendenti. La "market cap" delle aziende nella sola borsa di Hing Kong e' di 727 miliardi di dollari HK (circa 73 miliardi di Euro, pari a circa centoquarantamilamiliardi di lire). In italia potrebbe essere famoso se si sapesse che è il proprietario di "Tre".

Bene, mercoledi' Li è venuto a Roma per incontrare Romano P.
Uscendo dall'auto ci saremmo aspettati, come fanno tutti - ministri, sottosegretari, portavoce, calciatori, veline ecc. - uno sbuffo di fastidio per i giornalisti che lo attorniavano, una veloce fuga verso il portone, ed al massimo una breve dichiarazione trafelata.

Niente di tutto questo.

Mr. Li si e' fermato, ha risposto con cortesia asiatica e con il sorriso ai giornalisti italiani (che in tre sono riusciti a fare una sola domanda intelligente "E' vero un suo interessamento a Wind?", e ripetere invece la stessa stupida domanda tre volte "E' soddisfatto dell'italia?").

Alla fine, anziche' andarsene bruscamente, con un sorriso ha detto "I'm sorry, I have to go now, I have an appointment for lunch" (scusate, ora devo andare, ho un appuntamento per pranzo).

Una lezione di stile per tutti noi. Grazie.

Cris Marabotto, 2 settembre 2006

Thursday, August 10, 2006

Siete Troppo Cari!

“Siamo qui a guardare l’Euro che spendiamo, e tu sprechi soldi in palestra”

"Pero’, siete un po cari, quasi 58
euro al mese per l'abbonamento "open", comprensivo di palestra, piscina, aquagym, corsi, terme, solarium, quando la palestra (......) ne costa 39! Certo, non c'e' la piscina, neanche l'aria condizionata, chiude alle 22 anziche' le 23.30, un solo istruttore alla sera, ma diamine! 58 euro!"

"Siamo in tre, ci fai lo sconto vero ? Daaaaai! "

Un vecchio e scontato adagio recita:”quando c’e’ la salute c’e’ tutto”.
Eppure, per molti, questi 57,6 euro (1,92 al giorno) sono troppi.

No, diciamo noi. Sul benessere e la salute non si risparmia.

E poi, se guardassimo solo al risparmio, faremmo acquisti solo agli Hard Discount, useremmo profumi “no brand”venduti sulle bancarelle, indosseremmo l’orologio di plastica allegato al rotocalco, useremmo solo bigiotteria, viaggeremmo in skoda, andremmo in vacanza al campeggio di Acquatica (tangenziale ovest).

Non e’ cosi?

Allora pensiamoci su. Forse i soldi spesi per scegliere un centro fitness che punta sulla qualità - ma sopratutto i soldi spesi per il proprio benessere personale, sono i soldi spesi meglio.

E poi, infondo, a differenza é solo 18 euro...

Cris Marabotto, 10 Agosto 2006

Sunday, August 06, 2006

Lo Stato Canaglia.

Sarà capitato anche a voi: da qualche tempo arrivano a casa multe salate per infrazioni di cui non vi eravate accorti, ma di cui "i vigili" hanno prova tramite telecamere nascoste.
Semafori attraversati con il rosso (anche se voi non lo fate mai--infatti dicono che spesso "vale" anche il giallo), eccessi di velocita' eccetera.

Si, da qualche anno siamo molto spiati e multati: si potrebbe pensare "nel nostro interesse" (per maggior sicurezza di tutti, eccetera).

Invece no. e lo abbiamo capito leggendo un articolo del Times che riportiamo in calce.

Infatti le "multe" italiane sono cosi' concepite: un importo importante con decurtazione di punti. Se non si paga entro tot giorni l'importo cresce. E se non si dichiara chi e' alla guida l'importo cresce a dismisura.

Le multe, cosi come "gli ausiliari del traffico" di Milano (bel termine ipocrita!) servono a fare cassa, non ad aumentare la sicurezza.

Nelle civili nazioni anglosassoni, invece, puo' accadere che un vigile ti fermi, ti faccia contravvenzione, ma questa non implichi un costo' perche' - essendo la prima volta che la commettete - e' solo un "warning".

Oppure, come si vede dall'articolo qui sotto, che si rinunci a dare multe, ma si provveda a mettere un cartello illuminato che addita a tutti la targa del conducente indisciplinato.

Infatti per gli inglesi l'obiettivo e' far ridurre la velocità, non fare cassa (tirar su soldi). E se la multa, come dicono nella parte finale dell'articolo che abbiamo evidenziato in rosso, non e' efficace allo scopo, meglio cambiare strategia.

Uno (il nostro), e' uno stato canaglia, che con la scusa di proteggerci cerca di prenderci tutti gli euro possibili. L'altro (gli altri: inghilterra, usa, canada eccetera), stati che cercano di far rispettare le regole nell'interesse di tutti.

Cris Marabotto, 6 agosto 2006

Britain

The Times August 04, 2006




Speed camera that tells you off but doesn't take away your cash



SPEED cameras are to be replaced at roadworks with devices that shame drivers into slowing down by displaying their numberplates on a roadside screen.



Trials on the M42 near Birmingham found the devices were more effective than speed cameras at making drivers comply with the limit, even though no penalties were issued.

A laser measures the speed of each approaching vehicle and, if it is breaking the limit, triggers an automatic numberplate recognition camera. Within half a second, the numberplate appears in bright lights on a screen, with a flashing message telling the driver to slow down.

The device was tested on a stretch of the motorway where the limit had been temporarily reduced to 50 mph because of roadworks. Half of the vehicles travelling at more than 55mph slowed down to close to the speed limit, including two thirds of those exceeding 60mph.

By contrast, newly installed speed cameras reduce speeding by less than a third (31 per cent), according to the Department for Transport. The device also had a longer lasting effect on driver behaviour than a speed camera.

While many drivers speed up again a short distance after passing a camera, in the trials hardly any drivers accelerated back over the limit after having their numberplate displayed.

Temporary cameras at roadworks frequently generate thousands of fines, suggesting that they have limited success in persuading drivers to slow down.


Friday, July 21, 2006

Trova l'anima gemella

E’ estate e molti vorranno sfruttare i possibili nuovi incontri fatti in vacanza per cercare l’anima gemella.


Abbiamo dunque deciso di aiutarvi, spiegandovi come selezionarla in modo scientificamente corretto.

Per semplificare l’argomento, facciamo alcune supposizioni. Supponiamo che la donna media incontri in un determinato momento della sua vita quattro potenziali coniugi. Presumiamo poi che se fosse in grado di incontrare ed esaminare tutte le prede, la nostra cacciatrice potrebbe classificarle dalla meno adatta (indicata con 1) alla piu’ adatta (indicata con 4), senza ex-aequo.

Normalmente il destino non concede di incontrare quattro potenziali partner tutti insieme, e l’etichetta sociale unita alla decenza comune proibisce di tornare ad un candidato precedentemente rifiutato.

Dunque, la vita fa fare una serie di incontri in ordine casuale: per i quattro potenziali coniugi ci sono le seguenti permutazioni dell’ordine degli incontri, equiprobabili:

1234

2134

3124

4123

1243

2143

3142

4132

1324

2314

3214

4213

1342

2341

3241

4231

1423

2413

3412

4312

1432

2431

3421

4321

Ovviamente le permutazioni sono 4! = 24

La sequenza 3142, ad esempio, significa che la nostra donna ha incontrato per primo il secondo miglior candidato, per secondo il peggiore, per terzo il migliore e per ultimo il secondo peggiore.

Aver aspettato l’anima gemella sperando poi di trovarla al quarto uomo non ha in questo caso prodotto il risultato sperato. Anzi, una ricerca troppo prolungata potrebbe di fatto ridurne le possiblità! Che fare? Bisogna proma di tutto comprendere che esiste una strategia generale per affrontare questo tipo di problemi. Se le potenziali prede sono 4, occorre decidere innanzitutto un numero k tra 1 e 4. Dopo aver incontrato ed esaminato attentamente k-1 possiblii coniugi, e’ necessario scegliere il primo che risulti migliore rispetto a quelli già testati., La strategiagenerale non dice tuttavia quale valore attribuire a k. Per decidere occorre stabilire quale k da la probabilità piu’ alta di scegliere il candidato migliore (quello indicato con 4). Ad esempio, per k=1 (k-1=0) il promo potenziale coniuge finisce per essere scelto. Per selezionare il piu’ adatto, il cacciatore fa affidamento sulle sei permutazioni nella serie di incontri in cui il 4 appare per primo (4321, 4312, … 4123).

La probabilità che si presenti una di queste situazioni e’ una su quattro, ovvero il 25 %.. La stessa cosa vale per K=4 (k-1=3).

Per K=3 (k-1=2) si incontrano due potenziali partner e si sceglie poi il primo dei successivi che è piu’ adatto rispetto ai due precedenti. Le permutazioni che producono il risultato migliore sono in questo caso: 3124, 2341, 2143, 1342, 1324 e 1243. Se ad esempio l’ordine degli incontri fosse 3241, la cacciatrice vedrebbe prima i candidati 3 e 2, e poiche’ il numero 4 risulta il piu’ adatto dei tre, quest’ultimo sarebbe l’eletto. Nel caso invece in cui l’ordine fosse 3214, il terzo potenziale partener (1) non sarebbe migliore rispetto ai precedenti, e quindi la ricerca proseguirebbe portando cosi al numero 4. In questo caso (k=3) il numero delle permutazioni e’ 10.

La probabilità di successo e’ dunque 10/24 = 42%.

Infine, per k=2 (k-1=1) la cacciatrice scegile il primo candidato migliore rispetto all’unico precedentemente frequentato. Le permutazioni che risultano sono le seguenti: 3421, 3412, 3241, 3214, 3142, 3124, 2431, 2413, 2143, 1432 e 1423. Nel caso ad es che l’ordine fosse 3412 il secondo potenziale partner sarebbe gia’ più adatto del primo e verrebbe cosi’ scelto. Ma d’altro canto, se l’ordine fosse 3214 la seconda e la terza preda non sarebbero migliori della prima e verrebbero quindi rifiutate. In questo caso la cacciatrice dovrebbe quindi aspettare l’ultimo potenziale partner. Per k=2 la probabilità di ottenere il risultato desiderato e’ pari a 11/24, ovvero 46% !

Questa è dunque la strategia migliore da adottare. Per la cronaca, vi diamo il K ideale nel caso vogliate frequentare un numero diverso di prede, esattamente:

Se volete provare 5, 6 7 o 8 partner, usate k=3

Se volete provare (…provarci) con 9 o 10 partner, usate k=4.

Ora che avete la formula siamo sicuri che ritornerete dalle vacanze più felici e noi – chissà – avremo un cliente in più (e ricordate il programma “porta un amico”!)

Cris Marabutto, 21/7/04 dalla Costa Smeralda con l’aiuto di Mario Livio

Saturday, July 01, 2006

Contronatura

Ok, Ok, vi abbiamo propinato editoriali sul referendum, su Prodi, sul 5 per mille, e ci siamo allontanati sempre piu' dal nostro argomento di base, il Wellness, lo star bene.

Per farci perdonare, dalla rivista AMICA, eccovi una serie di credenze maschili da sfatare. L'articolo e' intitolato "Perche' Scopare e' Contronatura"

Cris Marabotto, 1 luglio 2006

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1 - CAMBIARE CONTINUAMENTE POSIZIONE È ECCITANTE.
«Ti storcono le gambe come un pollo da squartare, ti piazzano sul bordo del letto in bilico, ti piegano in quattro. Oh, il sesso non è una lezione di yoga! Eppoi la mia fantasia si mette in movimento solo se sto comoda», si lamenta una pigra amante della missionaria.


2 - UN PO' DI VIOLENZA ALLE DONNE PIACE.
Movimenti a stantuffo, un su e giù micidiale, come fossero in palestra a fare flessioni, per mostrare virilità e forza. Vabbè che l'atavico senso del possesso può essere stimolante, ma l'effetto per molte è assai doloroso. Rientra in questa categoria anche il sesso anale non eseguito con le dovute precauzioni.

3- LE TETTE GROSSE SONO PIÙ RESISTENTI DI QUELLE COMUNI.
«II mio leitmotiv con tutti gli uomini è "fai piano". Siccome ce le ho grosse ci si buttano sopra come su una torta di compleanno. Me le strizzano, me le strapazzano come se mungessero», racconta una quarantenne; «può ancora andar bene quando sono eccitata, altrimenti è solo un gran fastidio». Stessa cosa per quelle piatte che i maschi pensano siano uguali alle loro e quindi meno sensibili. «Te le strizzano, te le squizzano come tubetti di dentifricio. Le ghiandole, invece, sono più esposte e fanno male», sostiene una che ha la prima misura.

4 - I PRELIMINARI PIÙ LUNGHI SONO MEGLIO È.
Per anni le donne hanno combattuto perché non venissero trascurati. A furia di sentirselo ripetere molti maschi si sono adeguati, e a volte esagerano. «Un tizio, pensando di attizzarmi, mi dava delle carezzine democratiche. Dopo mezz'ora di questa solfa gli ho detto: “Senti, caro, dormiamo”», racconta una che sostiene che l'anticamera del sesso dovrebbe durare al massimo un quarto d'ora. Ci sono, invece, quelli che si offrono di fare un massaggio, ma poi si stancano subito.
5 - IL CUNNILINGUS PIACE A TUTTE.
È vero, ma deve essere eseguito con tutti i sacri crismi. «Io dopo un po' mi rompo se lui non riesce a seguire le direttive», dice un'intervistata. Un'altra: «Quando è troppo prolungato mi dà fastidio, mi sembra un esercizio di stile». Poi ci sono i baffi ruvidi, le barbette ispide, le barbe incolte col risultato che il giorno dopo devi passarti la crema lenitiva. Un'altra invita i maschi desiderosi di cimentarsi in questa pratica ad approfondire la faccenda: «Qualche nozione di anatomia in più li aiuterebbe».

6 - I PIEDI SONO ZONE EROGENE.
«Ho avuto uno che si intestardiva a succhiare il mio alluce nella fase preliminare. Lasciavo fare per un po' per non offenderlo, poi lo spostavo su altre parti», racconta una intervistata. Altri li accarezzano ma se il tocco non è giusto fa più solletico che altro. Inoltre le zone erogene cambiano da donna a donna.

7 - UNA PRATICA CHE FUNZIONA UNA VOLTA, FUNZIONA SEMPRE.
Non è detto. «Se capisco che lui fa qualcosa che dà per scontato o in modo meccanico mi annoio. Ogni volta deve sorprendermi o capire i miei desideri in quel momento», sostiene una trentenne esigente.

8 - LE MISURE CONTANO.
I fenomeni della natura, le grandi misure lasciano un segno nella vita di una donna, da dimenticare. I maschi complessati che pensano di non essere all'altezza tengano presente che "in medio stat virtus", secondo la maggioranza delle donne.

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Queste, invece, le teorie femminili sul piacere maschile, anche se secondo gli intervistati (bontà loro) le donne si applicano di più per cancellare i file inutili e aggiornarsi in base ai gusti del nuovo partner.
1 - FARE LE SUPERECCITATE.
Scopiazzare da film porno perché si pensa che gli uomini si attizzino, afferrare energicamente le parti intime, graffiare le natiche, morderle in modo esagerato, condurre il gioco. «Sembra che interpretino una parte», dice un intervistato che aggiunge: «E poi a noi piace che propongano, non che impongano».
2 - LE PLURIORGASMICHE PIACCIONO.
È una qualità apprezzata ma fino a un certo punto. «Mi emoziona molto venire insieme con la partner. Ed è anche bello riuscire a trattenersi mentre si gioca. Una tizia mi ha detto una volta: "Quand'è che vieni? Io sono venuta già dieci volte". Mi sono subito ammosciato», spiega un quarantenne un po' tantrico.

3 - GLI UOMINI VOGLIONO SOPRATTUTTO LA FELLATIO.
Vero nel 95% dei casi, ma molti maschi si lamentano del modo o delle intenzioni. «Spesso ti viene il dubbio che non lo facciano perché lo desiderano. Poi ci sono quelle che non stanno attente ai denti, oppure si ostinano a baciarlo nel punto sbagliato». Idem con il tocco. «Prenderlo, agitarlo forsennatamente come se si trattasse del cambio della macchina proprio no».

Wednesday, June 28, 2006

Non avevamo proprio capito

Non avevamo proprio capito!

Siamo stati lungamente incerti su come votare al referendum "costituzionale". Istintivamente eravamo per il no: i costi dell decentramento sono sempre elevatissimi, e questa storia della "devolution-e" senz'altro avrebbe incrementato ancor di piu' le spese "pubbliche".
Quando pero' abbiamo visto che a capo del comitato per il no c'erano dei novantenni capitanati nientemeno che da Oscar Luigi Scalfaro, immediatamente ci siamo sentiti attratti dal si: non se ne puo' piu' del conservatorismo degli italiani (e a questo proposito vi invito a leggere il bellissimo articolo del mio amico Giuliano che segue questo post).

Alla fine abbiamo votato SI e (ovviamente) abbiamo perso (coi referendum ci siamo piu' che abituati!). Ma non avevamo capito niente: il fronte del SI era capitanato dall'Ulivo, e per il no si batteva lo schieramento guidata dall'ex Sua Emittenza. Lo abbiamo capito solo oggi, guardando i manifesti affissi per Como, come quello riportato in fotografia.

Cris Marabotto, 28 giugno, 2006

Le riforme non s'anno da fare

Riportiamo qui di seguito l'interessante editoriale dell'Elefantino di ieri 27 giugno 2006

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L’andazzo conviene a tutti,
e da sessant’anni in Italia
le riforme sono impossibili
Perché la disfatta
L’Italia nel tempo è cambiata eccome,
con le partecipazioni statali, con la Cinquecento
e le autostrade, con la partecipazione
all’euroburocrazia di Bruxelles e la
mezza riforma agraria, con il guizzo modernizzatore
del divorzio e dell’aborto, poi con
l’importazione cauta e parziale delle filosofie
di mercato, con le legnate agli operai
della Fiat, con l’inflazione, con la scala mobile
giocata infine alla roulette di un referendum,
con la tv a colori, con la tv commerciale
e il nuovo business della pubblicità,
con la delegittimazione violenta della
classe dirigente che aveva fatto la Costituzione
in seguito alla caduta del muro di
Berlino, con l’alternanza determinata dalla
nuova legge elettorale; l’Italia è cambiata
ed è andata avanti con opportuni calci di
rigore al novantatreesimo
minuto grazie a uno dei
tanti sistemi-Moggi in giro
per il mondo, ma non
è mai prevalso da noi un
disegno organico intorno
al quale si costituisse
una classe dirigente,
i poteri sono
sempre rimasti smagliati
e ridondanti, dispersi
tra il fascino fragile
dei soldi e quello della professione
politica, con la nuova figura del
magistrato ormai stabilmente in sella
una intercettazione dietro l’altra.
Le mani sulla soubrette siamo
in grado di metterle, ma giù
le mani dalla Costituzione del
’48, questa vecchia attrice gloriosa,
questa Francesca Bertini che piange
e ride tra i tendaggi del salotto buono di casa.
Una riforma politica a progetto, seria e
consapevole, non l’abbiamo in sostanza mai
vista, e appena qualcuno si è messo a fare
lo statista, abile e tenace nel gioco dei partiti
o populista e forte nell’immagine, il sistema
se lo è mangiucchiato dopo epiche
resistenze. Antonio Gramsci non era certo
uno stupido e ci aveva avvertito, qui da noi
si accettano solo rivoluzioni passive, egemonie
costruite nel tempo e risultanti da
effetti speciali che nascono e muoiono nella
società senza toccare la forma dello stato,
il senso della politica, la libertà e la responsabilità
dei cittadini, che in quanto tali
non esistono, sono un agglomerato informale
alla permanente ricerca di una buona
protezione, un vulgo disperso che nome
non ha (tutti, noi compresi).
Voto inintelligente, ma molto furbo
Una disfatta di queste proporzioni non
era prevedibile, da un quarto di secolo
chiunque si è convinto che il premier deve
avere poteri effettivi e non essere costretto
a lavorare come un re travicello al servizio
di lobby e partiti, che la navetta delle leggi
tra Camera e Senato è una perdita di tempo,
di soldi, di efficienza e di senso del governo
della cosa pubblica, che il numero dei parlamentari
è incommensurabilmente più alto
del necessario, che il Quirinale è un palcoscenico
ambiguo sul quale possono essere
interpretati troppi e disinvolti ruoli in
commedia, che alla fine poteri veri e responsabilità
vere bisogna decentrarli, compreso
il fisco. Posti di fronte a un bivio, quasi
per caso, dopo una non entusiasmante cavalcata
riformatrice cominciata in una baita
di montagna, coi calzoni alla zuava e sotto la
spinta pugnace ma rozza dei leghisti, abbiamo
risposto a valanga che volevamo continuare
per la stessa strada di sempre. Infatti,
conviene. E questa è l’unica persuasiva spiegazione
della disfatta. Il “paese senza” di Alberto
Arbasino, ovvero la società senza stato,
non ha alcun interesse a rimodulare le
istituzioni, ad affermare un ruolo di comando
del vertice repubblicano. Anche il mitico
Nord si è autoilluso e autodeluso, non ha la
forza, l’intelligenza e la cultura per opporre
qualcosa di significativo alle Dandini, agli
Scalfaro e ad altri showmen dello swing conservatore
che va per la maggiore da sessant'anni

Saturday, June 17, 2006

L'Italia ce la puo' fare

Pubblichiamo il manifesto "L'italia ce la puo' fare", riportato a pagina 2 del Sole 24 ore di oggi sabato, nella speranza che in molti aderiscano.

Nel nostro piccolo lo abbiamo già fatto personalmente, cosi' come hanno aderito Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Chicco Testa, Francesco Giavazzi ed altri .

Per aderire e' sufficiente cliccare...qui: http://www.radicali.it/appello_outsider/form.php

Cris Marabotto, 17 giugno 2006
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"L’ITALIA CE LA PUO’ FARE"

riforme strutturali, concorrenza e liberalizzazioni, 7 giorni per aprire un’impresa, il nodo dei salari più bassi d’Europa

L’Italia ce la può fare. E’ ancora possibile invertire la rotta sia rispetto ai segni concreti di declino, sia rispetto alla retorica del "declino inevitabile". La crisi italiana è vera e profonda, ma troppo spesso è descritta come ineluttabile ed irreversibile. Non è così.

Certo, occorre voltare pagina. Un sistema dei partiti vecchio, eppure ancora troppo potente e costoso, inchioda il paese e la politica italiana a risse di fazioni, a scontri di tifoserie: e da oltre un decennio, a maggioranze troppo timide rispetto alle grandi urgenze di cambiamento, si contrappongono opposizioni dedite a tentare di scalzare e demonizzare i Governi, ma incapaci di sfidarli sul terreno di solide controproposte di riforma. Così, si moltiplicano le occasioni e i fenomeni di sterile conflittualità, che fanno il gioco delle componenti più illiberali e conservatrici dei due schieramenti, così come delle mille lobby impegnate a proteggere i propri privilegi, mentre si impediscono quei confronti che nutrono le democrazie, rendono più saldo il tessuto civile e aiutano il prevalere, dentro e fuori i Poli maggiori, delle forze liberali e riformatrici.

Per questo, occorre una terapia d’urto, e bisogna ripartire da un’attenzione nuova alla questione sociale del nostro tempo. Servono non maggiori protezioni ma una più concreta offerta di chances al popolo dei "non garantiti": occorre un vero e proprio "statuto degli outsider", di quanti (consumatori, giovani, imprenditori del rischio e dell’innovazione, donne, lavoratori del privato, disoccupati, sottoccupati, pensionati sociali e al minimo, immigrati) sono e restano fuori dal fortino delle garanzie e dei privilegi. Questa Italia degli "outsider", dei "non garantiti", di fatto priva di tutele, è oggi senza volto e senza voce, silenziata prima ancora che silenziosa.

Condizione preliminare, senza dubbio, è rappresentata dal risanamento dei conti pubblici. Esprimiamo per questo fiducia e sostegno nell’opera del Ministro dell’Economia. Ma, nello stesso tempo, riteniamo che vi siano altre tre priorità da incardinare ed affrontare.

1. L’economia italiana non ripartirà finché non verrà liberata dai mille vincoli che bloccano la concorrenza e consentono l’accumularsi di rendite pagate dagli outsider. Occorre imboccare con decisione la via delle liberalizzazioni: questa deve essere la priorità della politica economica. In questo senso, proponiamo alcune concrete e urgenti possibilità di intervento, che dovrebbero accompagnarsi ad un rinnovato sforzo e a significativi investimenti delle imprese (sostenute, in questo, da una decisa iniziativa politica a livello nazionale e locale) nell’innovazione di processo e di prodotto, anche come condizione per un’effettiva capacità di attrarre nuove risorse e di competere su scala internazionale.

a. La competizione e la liberalizzazione nel settore dei servizi di pubblica utilità, anche a livello locale, in una corretta suddivisione dei ruoli tra pubblico e privato, è una priorità assoluta per il paese. Come ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, la concorrenza è per definizione un agente di giustizia sociale: e il superamento delle rendite monopolistiche e oligopolistiche, con relativa riduzione dei costi dei servizi, è un fattore fondamentale di miglioramento delle condizioni di vita in primo luogo delle fasce più povere della popolazione.

b. Servono azioni concrete in termini di "riforme senza spesa": ad esempio, il superamento degli ordini professionali (per contribuire a riaprire una società chiusa, segnata dal peso di lobby e corporazioni), e l’abolizione del valore legale del titolo di studio universitario (per garantire uno shock nel segno della competizione positiva, dell'invito ai giovani a scommettere su di sé più che sul possesso di un pezzo di carta).

c. Occorre ridurre a 7 giorni al massimo il tempo necessario all’apertura di una nuova impresa, comprimendo tempi e caratteristiche degli adempimenti amministrativi, o comunque generalizzando criteri di silenzio-assenso e di autocertificazione: intanto, l’impresa apra e proceda, e poi provveda al completamento dell’iter burocratico.

2. Non è possibile rinviare ancora l’apertura del dibattito sulle riforme strutturali, in Italia ferme da troppo tempo, e sempre differite e rinviate. E’ necessario che da subito, e comunque nella prima parte della legislatura, si ponga mano alla questione della sanità, del pubblico impiego e delle pensioni, a partire dall’innalzamento dell’età media effettiva di pensionamento, in una nuova alleanza tra padri e figli, e con atti di generosità dei primi nei confronti dei secondi. Ma attenzione, i tagli da soli non servono. Interventi finanziari non accompagnati da un cambiamento delle regole sono effimeri: occorre cambiare le regole che sono alla base della crescita della spesa pubblica.

3. In termini di mercato del lavoro, occorre ripartire dal Libro Bianco di Marco Biagi. Certo, non possono essere solo i lavoratori a correre i rischi della flessibilità: ma sbarazzarsi della Legge 30 sarebbe un grave errore. Va invece riequilibrata e completata, e proprio nella direzione del Rapporto Biagi, e quindi riscrivendo il sistema degli ammortizzatori sociali, che in questo paese hanno finito spesso per tutelare troppo pochi (su 100 persone che perdono il lavoro, in Italia, solo 17 hanno una qualche forma di tutela). Ecco perché bisognerebbe -invece- pensare al modello inglese, con un sussidio di disoccupazione, e un meccanismo di "welfare to work". Contestualmente, occorre affrontare il nodo dei salari italiani, tuttora tra i più bassi d’Europa. E’ necessario e possibile detassare per cinque anni gli aumenti salariali, e prevedere una riforma dei contratti che leghi la parte variabile dei salari ai risultati raggiunti e alla produttività. I sacrifici non possono essere sostenuti da una sola parte.

Occorre più coraggio. E una coraggiosa politica di riforme e di modernizzazione avrebbe la doppia caratteristica di rimettere il paese in movimento e -insieme- di aiutare i più deboli.

Ha detto Tony Blair: "Ogni volta che ho introdotto una riforma, mi sono pentito solo di non essermi spinto ancora più avanti". Invitiamo Governo, Parlamento, forze politiche e sociali a tenere questa citazione come monito e come bussola.

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appello promosso da Daniele Capezzone
(Presidente della Commissione Attività produttive della Camera)

questi i nomi di alcuni tra i primi firmatari:

- Alberto Alesina, Economia, Harvard University
- Giuliano Da Empoli, Direttore di "Zero"
- Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes
- Natale Forlani, Amministratore Delegato di "Italia Lavoro"
- Oscar Giannino, Vicedirettore di "Finanza e Mercati"
- Francesco Giavazzi, Economia, Università Bocconi di Milano
- Massimo Lo Cicero, Economia dello sviluppo, Università di Roma La Sapienza
- Pio Marconi, Sociologia del diritto, Università di Roma La Sapienza
- Alberto Mingardi, Direttore generale Istituto Bruno Leoni
- Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Economia, Università di Roma La Sapienza
- Fabio Pammolli, Direttore di "Istituzioni Mercati Tecnologie"
- Gaetano Romano, Presidente Associazione Nazionale Praticanti e Avvocati
- Florindo Rubbettino, Editore
- Luca Solari, Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale Work, Training & Welfare, Università degli Studi di Milano
- Carlo Stagnaro, Direttore dipartimento "Ecologia di mercato" Istituto Bruno Leoni
- Secondo Tarditi, Economia, Università di Siena
- Chicco Testa, già Presidente dell’Enel

Sunday, June 11, 2006

L'Allergia a Zapatero

Ricorderete che alle scorse elezioni - in qualità di cittadini europei - abbiamo espresso il desiderio di votare Zapatero. Purtroppo non e' stato possibile, e nel frattempo e' cresciuta nei vincitori delle elezioni stesse l'allergia verso il nostro Eroe. Eccone un'interessante analisi di Barbara Spinelli, prendetevi due minuti e leggetela a fondo!

Cris Marabotto, 11 giugno 2006


L'allergia italiana a Zapatero di B.Spinelli


SE c’è un nome che in Italia quasi non puoi pronunciare, senza sentirti come appesantito da ridicolo cappotto, è il nome di Luis Rodríguez Zapatero. È una sorta di allergia radicale, accanita, che in nessun paese europeo ha l'accaldata intensità italiana e su cui vale dunque la pena meditare. Zapaterista è diventato epiteto insultante, che macchia il destinatario indelebilmente. Zapaterismo è sinonimo di stile politico ignobile: più ignobile ancora d'una dottrina, un'ortodossia. Nel pantheon dei personaggi negativi, il premier spagnolo figura accanto a tipi poco raccomandabili che non gli somigliano punto: Che Guevara, Castro. Deriva zapaterista è stereotipo che potrebbe benissimo comparire nel Dizionario dei Luoghi Comuni di Flaubert: evoca gli impaurenti cosacchi a San Pietro, ha osservato con appropriata ironia Mario Pirani (Repubblica, 13-3-06). Più che un'allergia è una passione, quella che s'abbatte sul successore di Aznar. Per questo urge indagarne l'interna molla, l'irrazionalità, la genealogia: non solo per capire meglio la Spagna, ma per capire un po' meglio noi stessi e la nostra idea della democrazia minacciata.

Tre eventi hanno indisposto un gran numero di politici e intellettuali italiani, dando corpo allo stereotipo che ci impacchetta e ci incarta: la vittoria elettorale del leader spagnolo, successiva all'attentato dell'11 marzo 2004; la decisione - subito dopo - di ritirare le truppe dall'Iraq; la determinazione con cui Madrid resiste a clero e Vaticano in materia di diritti civili. Zapatero è divenuto simbolo del cedimento al terrorismo, del Tutti a Casa in politica estera, dell'anticlericalismo dogmatico. (...)

Il nuovo consiste nell'estendere i diritti e le libertà di individui o minoranze, accettando l'enorme varietà delle preferenze esistenziali in società rese insicure da disoccupazione, immigrazione, terrorismo. I soldi mancano per politiche sociali magnanime, agire sull'economia è divenuto tremendamente complicato a causa di vincoli e incompatibilità: meglio allora concentrarsi sulle riforme «a costo zero» - riforme civili più che economiche, dice Antonio Gutiérrez che oggi dirige la Commissione economica del Congresso dei deputati - che danno al cittadino la sensazione di essere ascoltato, rispettato anche quando la vita si fa per lui difficile. Zapatero ha fatto molto in questo campo: ha esteso i Pacs accettati da Aznar rendendo legali i matrimoni tra omosessuali, ha sveltito la legge sul divorzio, ha legalizzato 800 mila immigrati clandestini trasformandoli in cittadini con diritti e doveri fiscali, ha introdotto una legge sulla violenza contro le donne. A queste ha aperto uno spazio senza eguali in Occidente (il 50 per cento delle cariche governative). Ha anche fatto riforme che costano, come gli asili nidi e gli aiuti alle persone non autosufficienti per età o malattia (il cosiddetto quarto pilastro dello Stato sociale, essenziale in società che invecchiano, affiancato a educazione, salute, pensioni). Può darsi che le riforme siano state troppo frettolose: «Non si fa tempo a rispondere al contrattacco della destra e della Chiesa, che il governo già ha aperto un nuovo fronte riformatore», obietta Gutiérrez, che però sostiene Zapatero perché le sue sono pur sempre riforme volute da vaste maggioranze di spagnoli.

Precisamente questa novità indispettisce tanti politici e intellettuali italiani, anche a sinistra. Indispettisce lo spazio dato alla società civile e ai diritti, a scapito non solo della centralità dell'economia ma dei poteri partitici (Prodi stesso fu guardato con diffidenza da apparatchik e benpensanti di sinistra quando propose le primarie, fino al momento in cui le vinse alla grande). Indispettisce quella che per Zapatero è etica politica irrinunciabile: «Mantenere la parola data, fare quel che si dice e dire quel che si farà». Indispettisce, più ancora forse del ritiro dall'Iraq e della strategia latino-americana, l'autonomia dalla Chiesa. Resistere al Papa e alle Conferenze episcopali è inconcepibile, oggi in Italia. Tutti in Italia hanno bisogno di ottenere l'imprimatur da una forza esterna, tutti si sentono in qualche modo minorenni e illegittimi - non solo i Ds - e la Chiesa diventa tutore che non si osa contestare. Ogni riformista deve fare da noi concessioni sulla laicità: Zapatero problemi simili non ne ha. È alle correnti conciliari che egli s'appoggia, a teologi come Enrique Miret Magdalena che nel laico argomentare somiglia al nostro Enzo Bianchi. Solo che Miret Magdalena non è ingiuriato quando ricorda che lo Stato e l'Europa sono aconfessionali, e che fin dalla teologia cinquecentesca di Domingo De Soto o padre Molina «la legge civile è fatta per garantire la convivenza tra i cittadini, non per garantire la morale cattolica». In Spagna è pietra di scandalo che il Papa parli di silenzio di Dio a Auschwitz, e appena nove giorni dopo lasci che lo stesso concetto («eclissi di Dio») sia applicato dal Vaticano a unioni di fatto o matrimoni omosessuali. Non da noi.

Indispettisce infine il rapporto di Zapatero con il passato franchista. Il premier inaugura una politica della memoria che prima era assente, e questo accade nel preciso momento in cui in Italia la memoria accende risse, e la resistenza è ridimensionata. Tutte queste mosse irritano perché scombinano tesi apparentemente dissacranti, ma che in fondo hanno generato nuovi allineamenti. Molto è cambiato da noi ma il conformismo delle élite sembra immutato: è antico, tenace, Jean-François Revel lo denunciava già nel '58, nel libro Pour l'Italie. Per conformismo più che per convinzione si plaude oggi al Papa, e a valori europei uniformi. Per conformismo si dice che la sinistra è buona solo se fa politica di destra, e si scorge in Blair l'unico vero modello. Per conformismo si sostiene che l'etica in politica è qualcosa d'incongruo e risibile: gradito solo a girotondini, attori comici e zapateristi. Qualche giorno fa, replicando a un articolo che sospettava Prodi di ritirarsi dall'Iraq senza coscienza morale, D'Alema ha detto parole che in Italia hanno la freschezza delle dichiarazioni inedite: «La coerenza fra gli impegni che si assumono con i cittadini e le cose che si fanno è a mio avviso un aspetto cruciale del rapporto fra etica e politica» (Corriere della Sera, 30-5-06). È proprio questa l'etica di Zapatero, chiamata da noi deriva e a Madrid mantenimento della parola data. Il conformismo italiano mescola cattolicesimo e economicismo marxista. Neppure s'accorge che le sinistre estreme sono oggi marginali in Spagna, grazie alla preminenza di diritti e laicità sulla classica questione sociale.

In realtà Zapatero innova rispetto a Blair, anche se fa proprie molte sue accortezze economiche. Ha meditato la crisi della democrazia, della politica, e la sua terza via non è quella che aderisce al liberismo e al conservatorismo Usa rinunciando all'identità di sinistra. Come si evince nel libro di Calamai e Garzia, altri sono i riferimenti di Zapatero. Fra questi spicca Philip Pettit, lo studioso che ha teorizzato il repubblicanesimo e il socialismo dei cittadini (i suoi libri son pubblicati da Feltrinelli e dall'Università Bocconi). Nella parola socialdemocratico - dice Zapatero - è il democratico che prevale. Pettit propone un'idea di libertà né liberista né socialista: un'idea più esigente della libertà negativa (libertà dall'interferenza); e meno comunitarista della libertà positiva, che persegue fini collettivi o statali in nome di tutti.

Per il repubblicanesimo può non sussistere interferenza ma può esserci dominio, ed è questo dominio - la paura è una delle sue armi - che occorre controbilanciare con leggi che prevengano sul nascere interferenze sia reali sia potenziali, spingendo gli individui a partecipare alla politica e a contare sullo Stato. Fondamentale, in Pettit, è la vigilanza dei cittadini: «l'eterna vigilanza» nei confronti delle autorità, delle istituzioni, delle degenerazioni tiranniche. Per questo è indispensabile il pluralismo dell'informazione e il rifiuto dei monopoli televisivi, in Pettit come in Zapatero. In una delle prime mosse, quest'ultimo ha restituito al servizio pubblico piena autonomia dal potere politico (un po' come chiesto dall'Usigrai, sindacato dei giornalisti Rai, in una lettera a Prodi del 5 giugno).

Un'altra cosa dice Zapatero, che spiega i pregiudizi italiani nei suoi confronti: «Le persone che meglio sanno esercitare il potere sono quelle che non lo amano». Chi lo ama troppo non ritiene che il mondo vada cambiato per il meglio, usando come alibi i passati errori del socialismo: ciò di cui ha orrore è il rischio, e chi rischia mette sempre in gioco il proprio potere.

Si dice che in un'economia dissestata la sinistra ha pochi margini, per forza. Che il terrorismo restringe diritti e libertà, per forza. Che non esiste quindi vero scontro destra-sinistra. Zapatero con tutte le sue precipitazioni dimostra che non è vero, che niente avviene fatalmente, che la politica è l'arte di creare isole di libertà nel mare della necessità. Isole che permettono ai Giusti di Borges - autore che Zapatero cita spesso, di cui si dichiara «estimatore fino all'ossessione» - di esistere: l'uomo giusto è «chi preferisce che abbiano ragione gli altri», i Giusti «che si ignorano stanno salvando il mondo». Il conformismo che affligge l'Italia politica ha come fine la conservazione del potere, più che l'emergere del giusto. Anche accettare un mondo interamente dominato dalla necessità è conformismo. Un conformismo meno diffuso nella società, che i rischi li teme ma non li respinge.

Per questo Zapatero è figura significante. Lui stesso racconta come adottò l'etica della parola data. Fu quando, il giorno della vittoria, sentì gli spagnoli gridare: No nos falles!- Non ci deludere! Lì capì - dice - che «il potere è nelle mani di chi il potere non ce l'ha». Che chi governa deve sempre dire: «Il potere non mi cambierà». Che per far rinascere la politica, la partecipazione dei cittadini, la loro responsabilità, occorre estendere diritti e democrazia. Non a dispetto del terrorismo e dell'economia, ma proprio perché viviamo tempi di terrorismo e di difficoltà economica.

Tuesday, June 06, 2006

Terremoto nel Belice!

Ieri sera abbiamo "fatto benzina" in Italia (in genere preferiamo "farla" a Chiasso, ma non sempre si fa a tempo), e abbiamo notato che il prezzo è curiosamente superiore a quello praticato in Svizzera.


Strano, perche' la Svizzera non ha giacimenti, ed i costi del trasporto sono praticamente identici a quelli verso l'Italia. Per cercare di capirne il motivo abbiamo fatto qualche ricerca e abbiamo scoperto la parola "ACCISA", cosi' definita da Wiki:

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Per accisa si intende una imposta sulla fabbricazione e sul consumo.

È un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi. In Italia le accise più importanti sono quelle relative agli oli minerali (derivati dal petrolio), agli alcolici e ai tabacchi.

L'armonizzazione dei testi normativi in materia di accise dei 25 Stati membri dell' Unione Europea è entrata in vigore il 1 gennaio 2005. Il formato standard del nuovo codice di accisa è composto da 13 caratteri alfanumerici. I primi due identificano lo Stato nel quale opera il soggetto assegnatario del codice (IT per l'Italia).

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A parte l'interessantissima digressione sul codice "IT" per capire quali sono le ACCISE Italiane, abbiamo dunque cercato quali siano queste ACCISE che gravano sulla benzina, ed ecco qui:

La prima accise sulla benzina di 1,90 lire nel 1935 per finanziare la guerra di Abissinia, quella di 14 lire per la crisi di Suez nel 1956, quella di 10 lire per il disastro del Vajont nel 1963, le 10 lire per far fronte all'alluvione di Firenze nel 1966, le 10 lire per il terremoto nel Belice nel 1968, le 99 lire per il terremoto del Friuli nel 1976, le 75 lire per il terremoto in Irpinia nel 1980, le 205 lire per la missione in Libano, le 22 lire per la missione in Bosnia nel 1996.

La penultima accise la ritroviamo soltanto nel 2003 per trovare i fondi necessari al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri, circa 0,02 euro di accise addizionale sui carburanti. L'ultima accise, decisa nel febbraio 2005, servirà per finanziare il rinnovo degli autobus inquinanti nel trasporto pubblico.

Ecco dunque spiegato: occorre ricostruire il Belice, ed in fretta (anche) per questo la benzina costa di piu': ci vergognamo come cani per aver fatto benzina in Svizzera, promettiamo di non farlo piuì', e cercheremo di sbagliare "in eccesso" il calcolo dell'ICI (o dell'IRAP, o dell'IRPEF, o dell'ILOR, o del 8 per mille, o del 5 per mille, o dell'addizionale termica, ecc.) non appena possibile. Giusto per aiutare i concittadini del Belice.

Cris Marabotto, 6 giugno 2006

Friday, May 19, 2006

Grazie Dan Brown

Scusate se divaghiamo dall'argomento fitness, su(lla deludente) Rimini vi aggiorneremo piu' avanti con tanto di foto.

Ma oggi non possiamo non dare pubblico ringraziamento a Dan Brown, che ha portato un po di aria fresca nell'orrendo conformismo che ci circonda e che cerca di schiacciarci.

I fatti li sapete: il suo Codice prende spunto da parecchi libri che raccontano una storia di Gesu diversa da quella canonica, ma sopratutto raccontano come la storia della "nostra" (?) chiesa abbia avvilito e svilito il ruolo della Donna nella società. Essa - la Donna - e' Santa o Puttana (una Maria e' nella prima categoria, l'altra nella seconda).

Ma il grazie lo diciamo per un altro motivo: abbiamo ascoltato in questi giorni innumerevoli dibattiti tutti accomunati da un filo conduttore, che potremmo riassumere cosi': le tesi di D.Brown sono ovvie falsita (o mistificazioni), il libro e' pessimo, la Chiesa e' Santa, ha sempre Ragione, e il Papa non si critica. Oggi ad esempio alle 9.24 su Radio24 un ascoltatore in diretta ha detto (con sufficienza, come una cosa scontatata che tutti condividono) "il romanzo e' pessimo" e il conduttore (Crociani) ha fatto capire di essere d'accordo.
Questa sera, poi Giuliano Ferrara (ottoemezzo su La 7) ha detto, con una spocchiosita' incredibile:
"il libro non lo ho letto e non mi interessa per niente, cos'e' che succede? C'e' la Maddalena che si unisce sessualmente con gesu?".
Ieri su Repubblica critiche al film ancora non uscito (noioso, scontato, etc ).

Dunque avete capito: chi e' intelligente o intellettuale, chi e' alternativo, chi e' all'avanguardia, insomma chi ha appena vinto (?) le elezioni snobba questi libri mal scritti e pieni di errori.
Mentre chi ha appena perso (?) le elezioni non tollera che si metta in dubbio quanto dice la Chiesa, e conferma che sono tutte balle.

Quindi noi qui confessiamo, confermiamo e sosteniamo: siamo grezzi ignoranti, totalmente privi di cultura, creduloni e seguaci delle mode "new age" piu' effimere, incapaci di capire cosa e' vero e cosa e' falso e per giunta incapaci di metterlo pure per iscritto: e per questo il libro ci e' piaciuto tantissimo, e per questo il film pure, e per questo pensiamo che Gesu sia probabilmente stato una grande persona, che magari usava qualche stratagemma da prestigiatore (i miracoli d'altronde sono un'offesa a Dio, lo ha spiegato Voltaire, quindi non puo' averne fatti), ma che senz'altro ha condiviso con noi un dato essenziale: l'essere stato un essere Umano.
Che forse, e lo speriamo, ha amato la splendida fanciulla ritratta da Leonardo alla sua destra, e da noi riprodotta all'inizio di quest'articolo.

Cris Marabotto, 20 maggio 2006

Wednesday, May 10, 2006

NOI SIAMO I GIOVANI (I Giovani Piu' Giovani)

Come, non lo riconoscete ? No, non e' Berlusconi.

E' il nostro nuovo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nato il 29 giugno 1925, ha dunque ottantuno anni.
Il Presidente del Consiglio "in Pectore" (dal latino, nel segreto del cuore), ovvero Romano Prodi, di anni ne ha invece sessantasette.

La media fa pertanto settantaquattro anni.

Giusto attenderci da questi giovani politici un vigoroso rilancio dell'economia della nostra Repubblica, con un ulteriore attenzione alle tematiche delle coppie di fatto, della flessibilità del lavoro, della protezione dei giovani contro le posizioni di potere di pensionati, degli "assunti a tempo indeterminato", delle baronie varie...insomma un grande sforzo di rinnovamento contro tutto quanto di vecchio c'e' in italia.

Beh, almeno non ci e' capitato lo spagnolo Zapatero, nato nel 1960, che a soli 45 anni non potrebbe avere l'esperienza per guidare una grande nazione -- ed i deludenti risultati della Spagna in tutti i campi stanno li a dimostrarlo.

Cris Marabotto, 10 maggio 2006