Thursday, August 10, 2006
Siete Troppo Cari!
"Pero’, siete un po cari, quasi 58 euro al mese per l'abbonamento "open", comprensivo di palestra, piscina, aquagym, corsi, terme, solarium, quando la palestra (......) ne costa 39! Certo, non c'e' la piscina, neanche l'aria condizionata, chiude alle 22 anziche' le 23.30, un solo istruttore alla sera, ma diamine! 58 euro!"
"Siamo in tre, ci fai lo sconto vero ? Daaaaai! "
Un vecchio e scontato adagio recita:”quando c’e’ la salute c’e’ tutto”.
Eppure, per molti, questi 57,6 euro (1,92 al giorno) sono troppi.
No, diciamo noi. Sul benessere e la salute non si risparmia.
E poi, se guardassimo solo al risparmio, faremmo acquisti solo agli Hard Discount, useremmo profumi “no brand”venduti sulle bancarelle, indosseremmo l’orologio di plastica allegato al rotocalco, useremmo solo bigiotteria, viaggeremmo in skoda, andremmo in vacanza al campeggio di Acquatica (tangenziale ovest).
Non e’ cosi?
Allora pensiamoci su. Forse i soldi spesi per scegliere un centro fitness che punta sulla qualità - ma sopratutto i soldi spesi per il proprio benessere personale, sono i soldi spesi meglio.
E poi, infondo, a differenza é solo 18 euro...
Cris Marabotto, 10 Agosto 2006
Sunday, August 06, 2006
Lo Stato Canaglia.
Semafori attraversati con il rosso (anche se voi non lo fate mai--infatti dicono che spesso "vale" anche il giallo), eccessi di velocita' eccetera.
Si, da qualche anno siamo molto spiati e multati: si potrebbe pensare "nel nostro interesse" (per maggior sicurezza di tutti, eccetera).
Invece no. e lo abbiamo capito leggendo un articolo del Times che riportiamo in calce.
Infatti le "multe" italiane sono cosi' concepite: un importo importante con decurtazione di punti. Se non si paga entro tot giorni l'importo cresce. E se non si dichiara chi e' alla guida l'importo cresce a dismisura.
Le multe, cosi come "gli ausiliari del traffico" di Milano (bel termine ipocrita!) servono a fare cassa, non ad aumentare la sicurezza.
Nelle civili nazioni anglosassoni, invece, puo' accadere che un vigile ti fermi, ti faccia contravvenzione, ma questa non implichi un costo' perche' - essendo la prima volta che la commettete - e' solo un "warning".
Oppure, come si vede dall'articolo qui sotto, che si rinunci a dare multe, ma si provveda a mettere un cartello illuminato che addita a tutti la targa del conducente indisciplinato.
Infatti per gli inglesi l'obiettivo e' far ridurre la velocità, non fare cassa (tirar su soldi). E se la multa, come dicono nella parte finale dell'articolo che abbiamo evidenziato in rosso, non e' efficace allo scopo, meglio cambiare strategia.
Uno (il nostro), e' uno stato canaglia, che con la scusa di proteggerci cerca di prenderci tutti gli euro possibili. L'altro (gli altri: inghilterra, usa, canada eccetera), stati che cercano di far rispettare le regole nell'interesse di tutti.
Cris Marabotto, 6 agosto 2006
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Friday, July 21, 2006
Trova l'anima gemella
E’ estate e molti vorranno sfruttare i possibili nuovi incontri fatti in vacanza per cercare l’anima gemella.
Abbiamo dunque deciso di aiutarvi, spiegandovi come selezionarla in modo scientificamente corretto.
Per semplificare l’argomento, facciamo alcune supposizioni. Supponiamo che la donna media incontri in un determinato momento della sua vita quattro potenziali coniugi. Presumiamo poi che se fosse in grado di incontrare ed esaminare tutte le prede, la nostra cacciatrice potrebbe classificarle dalla meno adatta (indicata con 1) alla piu’ adatta (indicata con 4), senza ex-aequo.
Normalmente il destino non concede di incontrare quattro potenziali partner tutti insieme, e l’etichetta sociale unita alla decenza comune proibisce di tornare ad un candidato precedentemente rifiutato.
Dunque, la vita fa fare una serie di incontri in ordine casuale: per i quattro potenziali coniugi ci sono le seguenti permutazioni dell’ordine degli incontri, equiprobabili:
| 1234 | 2134 | 3124 | 4123 |
| 1243 | 2143 | 3142 | 4132 |
| 1324 | 2314 | 3214 | 4213 |
| 1342 | 2341 | 3241 | 4231 |
| 1423 | 2413 | 3412 | 4312 |
| 1432 | 2431 | 3421 | 4321 |
Ovviamente le permutazioni sono 4! = 24
La sequenza 3142, ad esempio, significa che la nostra donna ha incontrato per primo il secondo miglior candidato, per secondo il peggiore, per terzo il migliore e per ultimo il secondo peggiore.
Aver aspettato l’anima gemella sperando poi di trovarla al quarto uomo non ha in questo caso prodotto il risultato sperato. Anzi, una ricerca troppo prolungata potrebbe di fatto ridurne le possiblità! Che fare? Bisogna proma di tutto comprendere che esiste una strategia generale per affrontare questo tipo di problemi. Se le potenziali prede sono 4, occorre decidere innanzitutto un numero k tra 1 e 4. Dopo aver incontrato ed esaminato attentamente k-1 possiblii coniugi, e’ necessario scegliere il primo che risulti migliore rispetto a quelli già testati., La strategiagenerale non dice tuttavia quale valore attribuire a k. Per decidere occorre stabilire quale k da la probabilità piu’ alta di scegliere il candidato migliore (quello indicato con 4). Ad esempio, per k=1 (k-1=0) il promo potenziale coniuge finisce per essere scelto. Per selezionare il piu’ adatto, il cacciatore fa affidamento sulle sei permutazioni nella serie di incontri in cui il 4 appare per primo (4321, 4312, … 4123).
La probabilità che si presenti una di queste situazioni e’ una su quattro, ovvero il 25 %.. La stessa cosa vale per K=4 (k-1=3).
Per K=3 (k-1=2) si incontrano due potenziali partner e si sceglie poi il primo dei successivi che è piu’ adatto rispetto ai due precedenti. Le permutazioni che producono il risultato migliore sono in questo caso: 3124, 2341, 2143, 1342, 1324 e 1243. Se ad esempio l’ordine degli incontri fosse 3241, la cacciatrice vedrebbe prima i candidati 3 e 2, e poiche’ il numero 4 risulta il piu’ adatto dei tre, quest’ultimo sarebbe l’eletto. Nel caso invece in cui l’ordine fosse 3214, il terzo potenziale partener (1) non sarebbe migliore rispetto ai precedenti, e quindi la ricerca proseguirebbe portando cosi al numero 4. In questo caso (k=3) il numero delle permutazioni e’ 10.
La probabilità di successo e’ dunque 10/24 = 42%.
Infine, per k=2 (k-1=1) la cacciatrice scegile il primo candidato migliore rispetto all’unico precedentemente frequentato. Le permutazioni che risultano sono le seguenti: 3421, 3412, 3241, 3214, 3142, 3124, 2431, 2413, 2143, 1432 e 1423. Nel caso ad es che l’ordine fosse 3412 il secondo potenziale partner sarebbe gia’ più adatto del primo e verrebbe cosi’ scelto. Ma d’altro canto, se l’ordine fosse 3214 la seconda e la terza preda non sarebbero migliori della prima e verrebbero quindi rifiutate. In questo caso la cacciatrice dovrebbe quindi aspettare l’ultimo potenziale partner. Per k=2 la probabilità di ottenere il risultato desiderato e’ pari a 11/24, ovvero 46% !
Questa è dunque la strategia migliore da adottare. Per la cronaca, vi diamo il K ideale nel caso vogliate frequentare un numero diverso di prede, esattamente:
Se volete provare 5, 6 7 o 8 partner, usate k=3
Se volete provare (…provarci) con 9 o 10 partner, usate k=4.
Ora che avete la formula siamo sicuri che ritornerete dalle vacanze più felici e noi – chissà – avremo un cliente in più (e ricordate il programma “porta un amico”!)
Saturday, July 01, 2006
Contronatura
Per farci perdonare, dalla rivista AMICA, eccovi una serie di credenze maschili da sfatare. L'articolo e' intitolato "Perche' Scopare e' Contronatura"
Cris Marabotto, 1 luglio 2006
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1 - CAMBIARE CONTINUAMENTE POSIZIONE È ECCITANTE.
«Ti storcono le gambe come un pollo da squartare, ti piazzano sul bordo del letto in bilico, ti piegano in quattro. Oh, il sesso non è una lezione di yoga! Eppoi la mia fantasia si mette in movimento solo se sto comoda», si lamenta una pigra amante della missionaria.
2 - UN PO' DI VIOLENZA ALLE DONNE PIACE.
Movimenti a stantuffo, un su e giù micidiale, come fossero in palestra a fare flessioni, per mostrare virilità e forza. Vabbè che l'atavico senso del possesso può essere stimolante, ma l'effetto per molte è assai doloroso. Rientra in questa categoria anche il sesso anale non eseguito con le dovute precauzioni.
3- LE TETTE GROSSE SONO PIÙ RESISTENTI DI QUELLE COMUNI.
«II mio leitmotiv con tutti gli uomini è "fai piano". Siccome ce le ho grosse ci si buttano sopra come su una torta di compleanno. Me le strizzano, me le strapazzano come se mungessero», racconta una quarantenne; «può ancora andar bene quando sono eccitata, altrimenti è solo un gran fastidio». Stessa cosa per quelle piatte che i maschi pensano siano uguali alle loro e quindi meno sensibili. «Te le strizzano, te le squizzano come tubetti di dentifricio. Le ghiandole, invece, sono più esposte e fanno male», sostiene una che ha la prima misura.
4 - I PRELIMINARI PIÙ LUNGHI SONO MEGLIO È.
Per anni le donne hanno combattuto perché non venissero trascurati. A furia di sentirselo ripetere molti maschi si sono adeguati, e a volte esagerano. «Un tizio, pensando di attizzarmi, mi dava delle carezzine democratiche. Dopo mezz'ora di questa solfa gli ho detto: “Senti, caro, dormiamo”», racconta una che sostiene che l'anticamera del sesso dovrebbe durare al massimo un quarto d'ora. Ci sono, invece, quelli che si offrono di fare un massaggio, ma poi si stancano subito.
5 - IL CUNNILINGUS PIACE A TUTTE.
È vero, ma deve essere eseguito con tutti i sacri crismi. «Io dopo un po' mi rompo se lui non riesce a seguire le direttive», dice un'intervistata. Un'altra: «Quando è troppo prolungato mi dà fastidio, mi sembra un esercizio di stile». Poi ci sono i baffi ruvidi, le barbette ispide, le barbe incolte col risultato che il giorno dopo devi passarti la crema lenitiva. Un'altra invita i maschi desiderosi di cimentarsi in questa pratica ad approfondire la faccenda: «Qualche nozione di anatomia in più li aiuterebbe».
6 - I PIEDI SONO ZONE EROGENE.
«Ho avuto uno che si intestardiva a succhiare il mio alluce nella fase preliminare. Lasciavo fare per un po' per non offenderlo, poi lo spostavo su altre parti», racconta una intervistata. Altri li accarezzano ma se il tocco non è giusto fa più solletico che altro. Inoltre le zone erogene cambiano da donna a donna.
7 - UNA PRATICA CHE FUNZIONA UNA VOLTA, FUNZIONA SEMPRE.
Non è detto. «Se capisco che lui fa qualcosa che dà per scontato o in modo meccanico mi annoio. Ogni volta deve sorprendermi o capire i miei desideri in quel momento», sostiene una trentenne esigente.
8 - LE MISURE CONTANO.
I fenomeni della natura, le grandi misure lasciano un segno nella vita di una donna, da dimenticare. I maschi complessati che pensano di non essere all'altezza tengano presente che "in medio stat virtus", secondo la maggioranza delle donne.
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Queste, invece, le teorie femminili sul piacere maschile, anche se secondo gli intervistati (bontà loro) le donne si applicano di più per cancellare i file inutili e aggiornarsi in base ai gusti del nuovo partner.
1 - FARE LE SUPERECCITATE.
Scopiazzare da film porno perché si pensa che gli uomini si attizzino, afferrare energicamente le parti intime, graffiare le natiche, morderle in modo esagerato, condurre il gioco. «Sembra che interpretino una parte», dice un intervistato che aggiunge: «E poi a noi piace che propongano, non che impongano».
2 - LE PLURIORGASMICHE PIACCIONO.
È una qualità apprezzata ma fino a un certo punto. «Mi emoziona molto venire insieme con la partner. Ed è anche bello riuscire a trattenersi mentre si gioca. Una tizia mi ha detto una volta: "Quand'è che vieni? Io sono venuta già dieci volte". Mi sono subito ammosciato», spiega un quarantenne un po' tantrico.
3 - GLI UOMINI VOGLIONO SOPRATTUTTO LA FELLATIO.
Vero nel 95% dei casi, ma molti maschi si lamentano del modo o delle intenzioni. «Spesso ti viene il dubbio che non lo facciano perché lo desiderano. Poi ci sono quelle che non stanno attente ai denti, oppure si ostinano a baciarlo nel punto sbagliato». Idem con il tocco. «Prenderlo, agitarlo forsennatamente come se si trattasse del cambio della macchina proprio no».
Wednesday, June 28, 2006
Non avevamo proprio capito
Non avevamo proprio capito!Siamo stati lungamente incerti su come votare al referendum "costituzionale". Istintivamente eravamo per il no: i costi dell decentramento sono sempre elevatissimi, e questa storia della "devolution-e" senz'altro avrebbe incrementato ancor di piu' le spese "pubbliche".
Quando pero' abbiamo visto che a capo del comitato per il no c'erano dei novantenni capitanati nientemeno che da Oscar Luigi Scalfaro, immediatamente ci siamo sentiti attratti dal si: non se ne puo' piu' del conservatorismo degli italiani (e a questo proposito vi invito a leggere il bellissimo articolo del mio amico Giuliano che segue questo post).
Alla fine abbiamo votato SI e (ovviamente) abbiamo perso (coi referendum ci siamo piu' che abituati!). Ma non avevamo capito niente: il fronte del SI era capitanato dall'Ulivo, e per il no si batteva lo schieramento guidata dall'ex Sua Emittenza. Lo abbiamo capito solo oggi, guardando i manifesti affissi per Como, come quello riportato in fotografia.
Cris Marabotto, 28 giugno, 2006
Le riforme non s'anno da fare
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L’andazzo conviene a tutti,
e da sessant’anni in Italia
le riforme sono impossibili
Perché la disfatta
L’Italia nel tempo è cambiata eccome,
con le partecipazioni statali, con la Cinquecento
e le autostrade, con la partecipazione
all’euroburocrazia di Bruxelles e la
mezza riforma agraria, con il guizzo modernizzatore
del divorzio e dell’aborto, poi con
l’importazione cauta e parziale delle filosofie
di mercato, con le legnate agli operai
della Fiat, con l’inflazione, con la scala mobile
giocata infine alla roulette di un referendum,
con la tv a colori, con la tv commerciale
e il nuovo business della pubblicità,
con la delegittimazione violenta della
classe dirigente che aveva fatto la Costituzione
in seguito alla caduta del muro di
Berlino, con l’alternanza determinata dalla
nuova legge elettorale; l’Italia è cambiata
ed è andata avanti con opportuni calci di
rigore al novantatreesimo
minuto grazie a uno dei
tanti sistemi-Moggi in giro
per il mondo, ma non
è mai prevalso da noi un
disegno organico intorno
al quale si costituisse
una classe dirigente,
i poteri sono
sempre rimasti smagliati
e ridondanti, dispersi
tra il fascino fragile
dei soldi e quello della professione
politica, con la nuova figura del
magistrato ormai stabilmente in sella
una intercettazione dietro l’altra.
Le mani sulla soubrette siamo
in grado di metterle, ma giù
le mani dalla Costituzione del
’48, questa vecchia attrice gloriosa,
questa Francesca Bertini che piange
e ride tra i tendaggi del salotto buono di casa.
Una riforma politica a progetto, seria e
consapevole, non l’abbiamo in sostanza mai
vista, e appena qualcuno si è messo a fare
lo statista, abile e tenace nel gioco dei partiti
o populista e forte nell’immagine, il sistema
se lo è mangiucchiato dopo epiche
resistenze. Antonio Gramsci non era certo
uno stupido e ci aveva avvertito, qui da noi
si accettano solo rivoluzioni passive, egemonie
costruite nel tempo e risultanti da
effetti speciali che nascono e muoiono nella
società senza toccare la forma dello stato,
il senso della politica, la libertà e la responsabilità
dei cittadini, che in quanto tali
non esistono, sono un agglomerato informale
alla permanente ricerca di una buona
protezione, un vulgo disperso che nome
non ha (tutti, noi compresi).
Voto inintelligente, ma molto furbo
Una disfatta di queste proporzioni non
era prevedibile, da un quarto di secolo
chiunque si è convinto che il premier deve
avere poteri effettivi e non essere costretto
a lavorare come un re travicello al servizio
di lobby e partiti, che la navetta delle leggi
tra Camera e Senato è una perdita di tempo,
di soldi, di efficienza e di senso del governo
della cosa pubblica, che il numero dei parlamentari
è incommensurabilmente più alto
del necessario, che il Quirinale è un palcoscenico
ambiguo sul quale possono essere
interpretati troppi e disinvolti ruoli in
commedia, che alla fine poteri veri e responsabilità
vere bisogna decentrarli, compreso
il fisco. Posti di fronte a un bivio, quasi
per caso, dopo una non entusiasmante cavalcata
riformatrice cominciata in una baita
di montagna, coi calzoni alla zuava e sotto la
spinta pugnace ma rozza dei leghisti, abbiamo
risposto a valanga che volevamo continuare
per la stessa strada di sempre. Infatti,
conviene. E questa è l’unica persuasiva spiegazione
della disfatta. Il “paese senza” di Alberto
Arbasino, ovvero la società senza stato,
non ha alcun interesse a rimodulare le
istituzioni, ad affermare un ruolo di comando
del vertice repubblicano. Anche il mitico
Nord si è autoilluso e autodeluso, non ha la
forza, l’intelligenza e la cultura per opporre
qualcosa di significativo alle Dandini, agli
Scalfaro e ad altri showmen dello swing conservatore
che va per la maggiore da sessant'anni
Saturday, June 17, 2006
L'Italia ce la puo' fare
Nel nostro piccolo lo abbiamo già fatto personalmente, cosi' come hanno aderito Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Chicco Testa, Francesco Giavazzi ed altri .
Per aderire e' sufficiente cliccare...qui: http://www.radicali.it/appello_outsider/form.php
Cris Marabotto, 17 giugno 2006
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riforme strutturali, concorrenza e liberalizzazioni, 7 giorni per aprire un’impresa, il nodo dei salari più bassi d’Europa
L’Italia ce la può fare. E’ ancora possibile invertire la rotta sia rispetto ai segni concreti di declino, sia rispetto alla retorica del "declino inevitabile". La crisi italiana è vera e profonda, ma troppo spesso è descritta come ineluttabile ed irreversibile. Non è così.
Certo, occorre voltare pagina. Un sistema dei partiti vecchio, eppure ancora troppo potente e costoso, inchioda il paese e la politica italiana a risse di fazioni, a scontri di tifoserie: e da oltre un decennio, a maggioranze troppo timide rispetto alle grandi urgenze di cambiamento, si contrappongono opposizioni dedite a tentare di scalzare e demonizzare i Governi, ma incapaci di sfidarli sul terreno di solide controproposte di riforma. Così, si moltiplicano le occasioni e i fenomeni di sterile conflittualità, che fanno il gioco delle componenti più illiberali e conservatrici dei due schieramenti, così come delle mille lobby impegnate a proteggere i propri privilegi, mentre si impediscono quei confronti che nutrono le democrazie, rendono più saldo il tessuto civile e aiutano il prevalere, dentro e fuori i Poli maggiori, delle forze liberali e riformatrici.
Per questo, occorre una terapia d’urto, e bisogna ripartire da un’attenzione nuova alla questione sociale del nostro tempo. Servono non maggiori protezioni ma una più concreta offerta di chances al popolo dei "non garantiti": occorre un vero e proprio "statuto degli outsider", di quanti (consumatori, giovani, imprenditori del rischio e dell’innovazione, donne, lavoratori del privato, disoccupati, sottoccupati, pensionati sociali e al minimo, immigrati) sono e restano fuori dal fortino delle garanzie e dei privilegi. Questa Italia degli "outsider", dei "non garantiti", di fatto priva di tutele, è oggi senza volto e senza voce, silenziata prima ancora che silenziosa.
Condizione preliminare, senza dubbio, è rappresentata dal risanamento dei conti pubblici. Esprimiamo per questo fiducia e sostegno nell’opera del Ministro dell’Economia. Ma, nello stesso tempo, riteniamo che vi siano altre tre priorità da incardinare ed affrontare.
1. L’economia italiana non ripartirà finché non verrà liberata dai mille vincoli che bloccano la concorrenza e consentono l’accumularsi di rendite pagate dagli outsider. Occorre imboccare con decisione la via delle liberalizzazioni: questa deve essere la priorità della politica economica. In questo senso, proponiamo alcune concrete e urgenti possibilità di intervento, che dovrebbero accompagnarsi ad un rinnovato sforzo e a significativi investimenti delle imprese (sostenute, in questo, da una decisa iniziativa politica a livello nazionale e locale) nell’innovazione di processo e di prodotto, anche come condizione per un’effettiva capacità di attrarre nuove risorse e di competere su scala internazionale.
a. La competizione e la liberalizzazione nel settore dei servizi di pubblica utilità, anche a livello locale, in una corretta suddivisione dei ruoli tra pubblico e privato, è una priorità assoluta per il paese. Come ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, la concorrenza è per definizione un agente di giustizia sociale: e il superamento delle rendite monopolistiche e oligopolistiche, con relativa riduzione dei costi dei servizi, è un fattore fondamentale di miglioramento delle condizioni di vita in primo luogo delle fasce più povere della popolazione.
b. Servono azioni concrete in termini di "riforme senza spesa": ad esempio, il superamento degli ordini professionali (per contribuire a riaprire una società chiusa, segnata dal peso di lobby e corporazioni), e l’abolizione del valore legale del titolo di studio universitario (per garantire uno shock nel segno della competizione positiva, dell'invito ai giovani a scommettere su di sé più che sul possesso di un pezzo di carta).
c. Occorre ridurre a 7 giorni al massimo il tempo necessario all’apertura di una nuova impresa, comprimendo tempi e caratteristiche degli adempimenti amministrativi, o comunque generalizzando criteri di silenzio-assenso e di autocertificazione: intanto, l’impresa apra e proceda, e poi provveda al completamento dell’iter burocratico.
2. Non è possibile rinviare ancora l’apertura del dibattito sulle riforme strutturali, in Italia ferme da troppo tempo, e sempre differite e rinviate. E’ necessario che da subito, e comunque nella prima parte della legislatura, si ponga mano alla questione della sanità, del pubblico impiego e delle pensioni, a partire dall’innalzamento dell’età media effettiva di pensionamento, in una nuova alleanza tra padri e figli, e con atti di generosità dei primi nei confronti dei secondi. Ma attenzione, i tagli da soli non servono. Interventi finanziari non accompagnati da un cambiamento delle regole sono effimeri: occorre cambiare le regole che sono alla base della crescita della spesa pubblica.
3. In termini di mercato del lavoro, occorre ripartire dal Libro Bianco di Marco Biagi. Certo, non possono essere solo i lavoratori a correre i rischi della flessibilità: ma sbarazzarsi della Legge 30 sarebbe un grave errore. Va invece riequilibrata e completata, e proprio nella direzione del Rapporto Biagi, e quindi riscrivendo il sistema degli ammortizzatori sociali, che in questo paese hanno finito spesso per tutelare troppo pochi (su 100 persone che perdono il lavoro, in Italia, solo 17 hanno una qualche forma di tutela). Ecco perché bisognerebbe -invece- pensare al modello inglese, con un sussidio di disoccupazione, e un meccanismo di "welfare to work". Contestualmente, occorre affrontare il nodo dei salari italiani, tuttora tra i più bassi d’Europa. E’ necessario e possibile detassare per cinque anni gli aumenti salariali, e prevedere una riforma dei contratti che leghi la parte variabile dei salari ai risultati raggiunti e alla produttività. I sacrifici non possono essere sostenuti da una sola parte.
Occorre più coraggio. E una coraggiosa politica di riforme e di modernizzazione avrebbe la doppia caratteristica di rimettere il paese in movimento e -insieme- di aiutare i più deboli.
Ha detto Tony Blair: "Ogni volta che ho introdotto una riforma, mi sono pentito solo di non essermi spinto ancora più avanti". Invitiamo Governo, Parlamento, forze politiche e sociali a tenere questa citazione come monito e come bussola.
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appello promosso da Daniele Capezzone
(Presidente della Commissione Attività produttive della Camera)
questi i nomi di alcuni tra i primi firmatari:
- Alberto Alesina, Economia, Harvard University
- Giuliano Da Empoli, Direttore di "Zero"
- Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes
- Natale Forlani, Amministratore Delegato di "Italia Lavoro"
- Oscar Giannino, Vicedirettore di "Finanza e Mercati"
- Francesco Giavazzi, Economia, Università Bocconi di Milano
- Massimo Lo Cicero, Economia dello sviluppo, Università di Roma La Sapienza
- Pio Marconi, Sociologia del diritto, Università di Roma La Sapienza
- Alberto Mingardi, Direttore generale Istituto Bruno Leoni
- Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Economia, Università di Roma La Sapienza
- Fabio Pammolli, Direttore di "Istituzioni Mercati Tecnologie"
- Gaetano Romano, Presidente Associazione Nazionale Praticanti e Avvocati
- Florindo Rubbettino, Editore
- Luca Solari, Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale Work, Training & Welfare, Università degli Studi di Milano
- Carlo Stagnaro, Direttore dipartimento "Ecologia di mercato" Istituto Bruno Leoni
- Secondo Tarditi, Economia, Università di Siena
- Chicco Testa, già Presidente dell’Enel
Sunday, June 11, 2006
L'Allergia a Zapatero
Cris Marabotto, 11 giugno 2006
L'allergia italiana a Zapatero di B.Spinelli
SE c’è un nome che in Italia quasi non puoi pronunciare, senza sentirti come appesantito da ridicolo cappotto, è il nome di Luis Rodríguez Zapatero. È una sorta di allergia radicale, accanita, che in nessun paese europeo ha l'accaldata intensità italiana e su cui vale dunque la pena meditare. Zapaterista è diventato epiteto insultante, che macchia il destinatario indelebilmente. Zapaterismo è sinonimo di stile politico ignobile: più ignobile ancora d'una dottrina, un'ortodossia. Nel pantheon dei personaggi negativi, il premier spagnolo figura accanto a tipi poco raccomandabili che non gli somigliano punto: Che Guevara, Castro. Deriva zapaterista è stereotipo che potrebbe benissimo comparire nel Dizionario dei Luoghi Comuni di Flaubert: evoca gli impaurenti cosacchi a San Pietro, ha osservato con appropriata ironia Mario Pirani (Repubblica, 13-3-06). Più che un'allergia è una passione, quella che s'abbatte sul successore di Aznar. Per questo urge indagarne l'interna molla, l'irrazionalità, la genealogia: non solo per capire meglio la Spagna, ma per capire un po' meglio noi stessi e la nostra idea della democrazia minacciata.
Tre eventi hanno indisposto un gran numero di politici e intellettuali italiani, dando corpo allo stereotipo che ci impacchetta e ci incarta: la vittoria elettorale del leader spagnolo, successiva all'attentato dell'11 marzo 2004; la decisione - subito dopo - di ritirare le truppe dall'Iraq; la determinazione con cui Madrid resiste a clero e Vaticano in materia di diritti civili. Zapatero è divenuto simbolo del cedimento al terrorismo, del Tutti a Casa in politica estera, dell'anticlericalismo dogmatico. (...)
Il nuovo consiste nell'estendere i diritti e le libertà di individui o minoranze, accettando l'enorme varietà delle preferenze esistenziali in società rese insicure da disoccupazione, immigrazione, terrorismo. I soldi mancano per politiche sociali magnanime, agire sull'economia è divenuto tremendamente complicato a causa di vincoli e incompatibilità: meglio allora concentrarsi sulle riforme «a costo zero» - riforme civili più che economiche, dice Antonio Gutiérrez che oggi dirige la Commissione economica del Congresso dei deputati - che danno al cittadino la sensazione di essere ascoltato, rispettato anche quando la vita si fa per lui difficile. Zapatero ha fatto molto in questo campo: ha esteso i Pacs accettati da Aznar rendendo legali i matrimoni tra omosessuali, ha sveltito la legge sul divorzio, ha legalizzato 800 mila immigrati clandestini trasformandoli in cittadini con diritti e doveri fiscali, ha introdotto una legge sulla violenza contro le donne. A queste ha aperto uno spazio senza eguali in Occidente (il 50 per cento delle cariche governative). Ha anche fatto riforme che costano, come gli asili nidi e gli aiuti alle persone non autosufficienti per età o malattia (il cosiddetto quarto pilastro dello Stato sociale, essenziale in società che invecchiano, affiancato a educazione, salute, pensioni). Può darsi che le riforme siano state troppo frettolose: «Non si fa tempo a rispondere al contrattacco della destra e della Chiesa, che il governo già ha aperto un nuovo fronte riformatore», obietta Gutiérrez, che però sostiene Zapatero perché le sue sono pur sempre riforme volute da vaste maggioranze di spagnoli.
Precisamente questa novità indispettisce tanti politici e intellettuali italiani, anche a sinistra. Indispettisce lo spazio dato alla società civile e ai diritti, a scapito non solo della centralità dell'economia ma dei poteri partitici (Prodi stesso fu guardato con diffidenza da apparatchik e benpensanti di sinistra quando propose le primarie, fino al momento in cui le vinse alla grande). Indispettisce quella che per Zapatero è etica politica irrinunciabile: «Mantenere la parola data, fare quel che si dice e dire quel che si farà». Indispettisce, più ancora forse del ritiro dall'Iraq e della strategia latino-americana, l'autonomia dalla Chiesa. Resistere al Papa e alle Conferenze episcopali è inconcepibile, oggi in Italia. Tutti in Italia hanno bisogno di ottenere l'imprimatur da una forza esterna, tutti si sentono in qualche modo minorenni e illegittimi - non solo i Ds - e la Chiesa diventa tutore che non si osa contestare. Ogni riformista deve fare da noi concessioni sulla laicità: Zapatero problemi simili non ne ha. È alle correnti conciliari che egli s'appoggia, a teologi come Enrique Miret Magdalena che nel laico argomentare somiglia al nostro Enzo Bianchi. Solo che Miret Magdalena non è ingiuriato quando ricorda che lo Stato e l'Europa sono aconfessionali, e che fin dalla teologia cinquecentesca di Domingo De Soto o padre Molina «la legge civile è fatta per garantire la convivenza tra i cittadini, non per garantire la morale cattolica». In Spagna è pietra di scandalo che il Papa parli di silenzio di Dio a Auschwitz, e appena nove giorni dopo lasci che lo stesso concetto («eclissi di Dio») sia applicato dal Vaticano a unioni di fatto o matrimoni omosessuali. Non da noi.
Indispettisce infine il rapporto di Zapatero con il passato franchista. Il premier inaugura una politica della memoria che prima era assente, e questo accade nel preciso momento in cui in Italia la memoria accende risse, e la resistenza è ridimensionata. Tutte queste mosse irritano perché scombinano tesi apparentemente dissacranti, ma che in fondo hanno generato nuovi allineamenti. Molto è cambiato da noi ma il conformismo delle élite sembra immutato: è antico, tenace, Jean-François Revel lo denunciava già nel '58, nel libro Pour l'Italie. Per conformismo più che per convinzione si plaude oggi al Papa, e a valori europei uniformi. Per conformismo si dice che la sinistra è buona solo se fa politica di destra, e si scorge in Blair l'unico vero modello. Per conformismo si sostiene che l'etica in politica è qualcosa d'incongruo e risibile: gradito solo a girotondini, attori comici e zapateristi. Qualche giorno fa, replicando a un articolo che sospettava Prodi di ritirarsi dall'Iraq senza coscienza morale, D'Alema ha detto parole che in Italia hanno la freschezza delle dichiarazioni inedite: «La coerenza fra gli impegni che si assumono con i cittadini e le cose che si fanno è a mio avviso un aspetto cruciale del rapporto fra etica e politica» (Corriere della Sera, 30-5-06). È proprio questa l'etica di Zapatero, chiamata da noi deriva e a Madrid mantenimento della parola data. Il conformismo italiano mescola cattolicesimo e economicismo marxista. Neppure s'accorge che le sinistre estreme sono oggi marginali in Spagna, grazie alla preminenza di diritti e laicità sulla classica questione sociale.
In realtà Zapatero innova rispetto a Blair, anche se fa proprie molte sue accortezze economiche. Ha meditato la crisi della democrazia, della politica, e la sua terza via non è quella che aderisce al liberismo e al conservatorismo Usa rinunciando all'identità di sinistra. Come si evince nel libro di Calamai e Garzia, altri sono i riferimenti di Zapatero. Fra questi spicca Philip Pettit, lo studioso che ha teorizzato il repubblicanesimo e il socialismo dei cittadini (i suoi libri son pubblicati da Feltrinelli e dall'Università Bocconi). Nella parola socialdemocratico - dice Zapatero - è il democratico che prevale. Pettit propone un'idea di libertà né liberista né socialista: un'idea più esigente della libertà negativa (libertà dall'interferenza); e meno comunitarista della libertà positiva, che persegue fini collettivi o statali in nome di tutti.
Per il repubblicanesimo può non sussistere interferenza ma può esserci dominio, ed è questo dominio - la paura è una delle sue armi - che occorre controbilanciare con leggi che prevengano sul nascere interferenze sia reali sia potenziali, spingendo gli individui a partecipare alla politica e a contare sullo Stato. Fondamentale, in Pettit, è la vigilanza dei cittadini: «l'eterna vigilanza» nei confronti delle autorità, delle istituzioni, delle degenerazioni tiranniche. Per questo è indispensabile il pluralismo dell'informazione e il rifiuto dei monopoli televisivi, in Pettit come in Zapatero. In una delle prime mosse, quest'ultimo ha restituito al servizio pubblico piena autonomia dal potere politico (un po' come chiesto dall'Usigrai, sindacato dei giornalisti Rai, in una lettera a Prodi del 5 giugno).
Un'altra cosa dice Zapatero, che spiega i pregiudizi italiani nei suoi confronti: «Le persone che meglio sanno esercitare il potere sono quelle che non lo amano». Chi lo ama troppo non ritiene che il mondo vada cambiato per il meglio, usando come alibi i passati errori del socialismo: ciò di cui ha orrore è il rischio, e chi rischia mette sempre in gioco il proprio potere.
Si dice che in un'economia dissestata la sinistra ha pochi margini, per forza. Che il terrorismo restringe diritti e libertà, per forza. Che non esiste quindi vero scontro destra-sinistra. Zapatero con tutte le sue precipitazioni dimostra che non è vero, che niente avviene fatalmente, che la politica è l'arte di creare isole di libertà nel mare della necessità. Isole che permettono ai Giusti di Borges - autore che Zapatero cita spesso, di cui si dichiara «estimatore fino all'ossessione» - di esistere: l'uomo giusto è «chi preferisce che abbiano ragione gli altri», i Giusti «che si ignorano stanno salvando il mondo». Il conformismo che affligge l'Italia politica ha come fine la conservazione del potere, più che l'emergere del giusto. Anche accettare un mondo interamente dominato dalla necessità è conformismo. Un conformismo meno diffuso nella società, che i rischi li teme ma non li respinge.
Per questo Zapatero è figura significante. Lui stesso racconta come adottò l'etica della parola data. Fu quando, il giorno della vittoria, sentì gli spagnoli gridare: No nos falles!- Non ci deludere! Lì capì - dice - che «il potere è nelle mani di chi il potere non ce l'ha». Che chi governa deve sempre dire: «Il potere non mi cambierà». Che per far rinascere la politica, la partecipazione dei cittadini, la loro responsabilità, occorre estendere diritti e democrazia. Non a dispetto del terrorismo e dell'economia, ma proprio perché viviamo tempi di terrorismo e di difficoltà economica.
Tuesday, June 06, 2006
Terremoto nel Belice!
Ieri sera abbiamo "fatto benzina" in Italia (in genere preferiamo "farla" a Chiasso, ma non sempre si fa a tempo), e abbiamo notato che il prezzo è curiosamente superiore a quello praticato in Svizzera.
Strano, perche' la Svizzera non ha giacimenti, ed i costi del trasporto sono praticamente identici a quelli verso l'Italia. Per cercare di capirne il motivo abbiamo fatto qualche ricerca e abbiamo scoperto la parola "ACCISA", cosi' definita da Wiki:
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Per accisa si intende una imposta sulla fabbricazione e sul consumo.
È un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi. In Italia le accise più importanti sono quelle relative agli oli minerali (derivati dal petrolio), agli alcolici e ai tabacchi.
L'armonizzazione dei testi normativi in materia di accise dei 25 Stati membri dell' Unione Europea è entrata in vigore il 1 gennaio 2005. Il formato standard del nuovo codice di accisa è composto da 13 caratteri alfanumerici. I primi due identificano lo Stato nel quale opera il soggetto assegnatario del codice (IT per l'Italia).
--------------------A parte l'interessantissima digressione sul codice "IT" per capire quali sono le ACCISE Italiane, abbiamo dunque cercato quali siano queste ACCISE che gravano sulla benzina, ed ecco qui:
La prima accise sulla benzina di 1,90 lire nel 1935 per finanziare la guerra di Abissinia, quella di 14 lire per la crisi di Suez nel 1956, quella di 10 lire per il disastro del Vajont nel 1963, le 10 lire per far fronte all'alluvione di Firenze nel 1966, le 10 lire per il terremoto nel Belice nel 1968, le 99 lire per il terremoto del Friuli nel 1976, le 75 lire per il terremoto in Irpinia nel 1980, le 205 lire per la missione in Libano, le 22 lire per la missione in Bosnia nel 1996.
La penultima accise la ritroviamo soltanto nel 2003 per trovare i fondi necessari al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri, circa 0,02 euro di accise addizionale sui carburanti. L'ultima accise, decisa nel febbraio 2005, servirà per finanziare il rinnovo degli autobus inquinanti nel trasporto pubblico.
Ecco dunque spiegato: occorre ricostruire il Belice, ed in fretta (anche) per questo la benzina costa di piu': ci vergognamo come cani per aver fatto benzina in Svizzera, promettiamo di non farlo piuì', e cercheremo di sbagliare "in eccesso" il calcolo dell'ICI (o dell'IRAP, o dell'IRPEF, o dell'ILOR, o del 8 per mille, o del 5 per mille, o dell'addizionale termica, ecc.) non appena possibile. Giusto per aiutare i concittadini del Belice.Cris Marabotto, 6 giugno 2006
Friday, May 19, 2006
Grazie Dan Brown
Scusate se divaghiamo dall'argomento fitness, su(lla deludente) Rimini vi aggiorneremo piu' avanti con tanto di foto.Ma oggi non possiamo non dare pubblico ringraziamento a Dan Brown, che ha portato un po di aria fresca nell'orrendo conformismo che ci circonda e che cerca di schiacciarci.
I fatti li sapete: il suo Codice prende spunto da parecchi libri che raccontano una storia di Gesu diversa da quella canonica, ma sopratutto raccontano come la storia della "nostra" (?) chiesa abbia avvilito e svilito il ruolo della Donna nella società. Essa - la Donna - e' Santa o Puttana (una Maria e' nella prima categoria, l'altra nella seconda).
Ma il grazie lo diciamo per un altro motivo: abbiamo ascoltato in questi giorni innumerevoli dibattiti tutti accomunati da un filo conduttore, che potremmo riassumere cosi': le tesi di D.Brown sono ovvie falsita (o mistificazioni), il libro e' pessimo, la Chiesa e' Santa, ha sempre Ragione, e il Papa non si critica. Oggi ad esempio alle 9.24 su Radio24 un ascoltatore in diretta ha detto (con sufficienza, come una cosa scontatata che tutti condividono) "il romanzo e' pessimo" e il conduttore (Crociani) ha fatto capire di essere d'accordo.
Questa sera, poi Giuliano Ferrara (ottoemezzo su La 7) ha detto, con una spocchiosita' incredibile:
"il libro non lo ho letto e non mi interessa per niente, cos'e' che succede? C'e' la Maddalena che si unisce sessualmente con gesu?".
Ieri su Repubblica critiche al film ancora non uscito (noioso, scontato, etc ).
Dunque avete capito: chi e' intelligente o intellettuale, chi e' alternativo, chi e' all'avanguardia, insomma chi ha appena vinto (?) le elezioni snobba questi libri mal scritti e pieni di errori.
Mentre chi ha appena perso (?) le elezioni non tollera che si metta in dubbio quanto dice la Chiesa, e conferma che sono tutte balle.
Quindi noi qui confessiamo, confermiamo e sosteniamo: siamo grezzi ignoranti, totalmente privi di cultura, creduloni e seguaci delle mode "new age" piu' effimere, incapaci di capire cosa e' vero e cosa e' falso e per giunta incapaci di metterlo pure per iscritto: e per questo il libro ci e' piaciuto tantissimo, e per questo il film pure, e per questo pensiamo che Gesu sia probabilmente stato una grande persona, che magari usava qualche stratagemma da prestigiatore (i miracoli d'altronde sono un'offesa a Dio, lo ha spiegato Voltaire, quindi non puo' averne fatti), ma che senz'altro ha condiviso con noi un dato essenziale: l'essere stato un essere Umano.
Che forse, e lo speriamo, ha amato la splendida fanciulla ritratta da Leonardo alla sua destra, e da noi riprodotta all'inizio di quest'articolo.
Cris Marabotto, 20 maggio 2006
Wednesday, May 10, 2006
NOI SIAMO I GIOVANI (I Giovani Piu' Giovani)
Come, non lo riconoscete ? No, non e' Berlusconi.E' il nostro nuovo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nato il 29 giugno 1925, ha dunque ottantuno anni.
Il Presidente del Consiglio "in Pectore" (dal latino, nel segreto del cuore), ovvero Romano Prodi, di anni ne ha invece sessantasette.
La media fa pertanto settantaquattro anni.
Giusto attenderci da questi giovani politici un vigoroso rilancio dell'economia della nostra Repubblica, con un ulteriore attenzione alle tematiche delle coppie di fatto, della flessibilità del lavoro, della protezione dei giovani contro le posizioni di potere di pensionati, degli "assunti a tempo indeterminato", delle baronie varie...insomma un grande sforzo di rinnovamento contro tutto quanto di vecchio c'e' in italia.
Beh, almeno non ci e' capitato lo spagnolo Zapatero, nato nel 1960, che a soli 45 anni non potrebbe avere l'esperienza per guidare una grande nazione -- ed i deludenti risultati della Spagna in tutti i campi stanno li a dimostrarlo.
Cris Marabotto, 10 maggio 2006
Wednesday, April 26, 2006
settanta-ottanta-novanta
Settanta Ottanta Novanta NON STOP! Radio...Metteteci pure il nome di qualunque network radiofonico (Capital, "R101", 105 ecc) e vedrete che lo slogan calza per tutti: musica stagionata.
Nel campo della musica pero' possiamo sintonizzarci su S+ (unica radio che continua a rivolgersi ai ragazzi, dopo la vendita di Discoradio a RDS), mentre per "la guida del Paese (reale)"... no.
Ci toccano: un presidente del consiglio settantenne (anche se Silvio ribaltasse il risultato non cambierebbe nulla, e' coetaneo di Romano), un Presidente della repubblica quasi novantenne, e (e questo lo abbiamo appena scoperto) il parlamento con l'età media piu' avanzata della storia della Repubblica.
Si, perche' per la prima volta l'età media del "nostri rappresentanti" (ma chi rappresentano, visto che non abbiamo potuto dare il voto di preferenza ???) e' circa di sessant'anni.
Cari amici, vi aspettate liberalizzazioni, modernizzazioni a-la Zapatero, maggiori libertà ?
No. Subiremo altri divieti (come il no al "divorzio breve" dell'anno scorso: chi pecca deve scontare, si sa), altre leggi a favore dei pensionati (che per funzionare devono "prelevare" da chi lavora, ormai quasi una minoranza), e - non vediamo l'ora - altre leggi che puniscono chi spreca i soldi in modo fatuo e da riccco. Come ad esempio acquista musica (tassata al 20% contro i libri al 4%), o magari andando in un Centro Fitness.
Oggi abbiamo scoperto che la "fusione" tra Autostrade e la sua omologa Spagnola avrà sede in Spagna.
Volete sapere perchè ? Il regime di tassazione per le aziende è più favorevole (= meno tasse).
A suo tempo lo avevamo scritto: alle elezioni avremmo votato Zapatero. Peccato che la riga tratteggiata su cui apporre il nome del candidato non c'era più: sostituita da due righe di disegnini di un bambino (un orsetto, il rametto di un albero, addirittura un tricolore).
Cris Marabotto, 26 aprile 2006
Saturday, April 22, 2006
Firenze dove sei ?
www.fitnessfestival.com, il sito del grande Festival, quello che fino all'anno scorso era a Rimini.
Ecco gli appuntamenti, leggete bene :
April 28th - May 1st 2006
SPAIN
1st VALENCIA SPORT & FITNESS FESTIVAL
Location: Valencia Trade
May 12th - May 14th 2006
TURKEY
1st ISTANBUL SPORT & FITNESS FESTIVAL
Location: Parkorman
July 6th - July 9th 2006
FRANCE
1st CANNES SPORT & FITNESS FESTIVAL
Location : Palais des Festivals
November 9th - November 12th 2006
UNITED STATES
8th MIAMI BEACH SPORT & FITNESS FESTIVAL
Location: Ocean Drive
( to be determined)
RUSSIA
1st MOSCOW SPORT & FITNESS FESTIVAL
Location: to be determined
( to be determined)
CHINA
1st BEIJING SPORT & FITNESS FESTIVAL
Location: to be det
Dov'e' finita Firenze ??!?
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A proposito, ieri sera siamo stati fermi con il treno ad una stazione attigua ad un campo di calcio (parrocchiale). Poiche' la fermata durava piu' del previsto, abbiamo deciso di seguire un qualche fase della partita, che volgeva al termine. Siamo riusciti a sentire il risultato finale, 3 - 3, "tre a tre", o anche pareggio.
Senza indugio, considerando che la squadra vestita di azzurro aveva fatto un tiro in porta in piu', l'arbitro ha esercitato il "premio di maggior tiri" e ha decretato un vincitore. Risultato finale, cinque a tre per "gli azzurri". Ma c''e' gia' chi dice che non durera'.
Cris Marabotto, 22 aprile 2006
Thursday, March 30, 2006
97104360587
Si, quest'anno possiamo dedicare il 5 per mille a chi crede nella ricerca scientifica, a chi vuole aiutare gli ammalati (umani e vivi, non cellule) a ricominciare a sperare.
Prendete nota di questo numero: 97104360587, che potrete indicare sul CUD, sul 730 o sull' "unico". E se volete saperne di piu', cliccate su http://www.lucacoscioni.it/
Cris Marabotto, 30 marzo 2006
Friday, March 17, 2006
Manifesto del Fitness Metabolico

Sono lieto di annunciare che 4uFitClub ed Esprit 4u hanno aderito all'Agenzia per il Fitness Metabolico, di cui vi riporto direttamente il "manifesto".
Cris Marabotto, 17 marzo 2006
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Il fitness metabolico è un progetto che si trasforma in realtà. Nasce da persone organizza
conoscenza e metodologie, ritorna sulle persone generando benessere consapevolezza e
miglioramento delle condizioni di vita delle persone coinvolte. Crediamo che il mondo del fitness sia ormai pronto per promuovere un fitness con contenuti nuovi. Fino ad oggi il fitness si è rivolto in particolar modo ad un target di frequentatori performanti ed estetici. Si è dedicato quasi esclusivamente ad una popolazione giovane e vitale contribuendo a dare essenzialmente forma fisica e aspetto estetico gradevole. Il fitness metabolico è l’applicazione più avanzata di un fenomeno recente: il Fitness.
Il Fitness è una attività motoria inquadrata nel tempo libero, non è necessariamente sportiva (mancano l’aspetto agonistico e quindi il concetto di vittoria e di sconfitta) caratterizzata da una notevole differenziazione di attività. Alcune di queste più simili ad aspetti allenanti (allenamento individuale con pesi) altre fortemente caratterizzate da aspetti ludici (discipline di gruppo con sottofondo musicale).
Il fitness metabolico rispetta quello che è stato fatto fino ad oggi si pone come obiettivo di introdurre nuovi aspetti qualitativi che vadano ad incrementare e implementare il fitness attuale. Il settore ha raggiunto una notevole maturazione tecnologica (gli strumenti) e un buon livello impiantistico (le strutture). Si impone una maturazione definitiva sulla qualità del servizio. Per ottenere questo occorre un impegno trasversale di persone, aziende, operatori e istituzioni per
generare il nuovo servizio: Il fitness metabolico.
I 10 articoli propositivi che definiscono Il fitness metabolico:
1. Il fitness metabolico favorisce l’attività fisica delle persone affette da sindrome metabolica, ovvero di tutte quelle patologie tipiche della società occidentale caratterizzate da ipernutrizione sedentarismo. Include nuove categorie sociali: adulti, anziani e non totalmente “sani” che in Italia corrispondo ad un potenziale di circa 35 milioni di persone. Il fitness metabolico si occupa delle patologie legate al prolungarsi dell’esistenza umana come l’osteoporosi e non ultima la solitudine abitativa e relazionale degli anziani.
Il fitness tradizionale si rivolge per lo più a giovani tra i 18 e i 45 anni e si circoscrive ad una popolazione di circa 20 milioni di persone.
2. L’approccio motivazionale del fitness metabolico è di tipo emulativo e partecipativo mai prescrittivo e doveristico, favorisce l’inserimento di nuovi individui e la fidelizzazione dei partecipanti nei centri fitness e assimilati.
Il fitness tradizionale è di tipo performante ed estetico in qualche modo competitivo
e poco adatto a modelli identificativi di adulti e anziani sedentari e affetti da
sindrome metabolica.
3. Il fitness metabolico è completo perchè include nei suoi protocolli subito tutte le qualità motorie che determinano il successo motorio.
Il fitness attuale allena prevalentemente la forza con i pesi e la resistenza con i
simulatori aerobici, trascura la mobilità ( stretching) ignora la sensibilità
propriocettiva e la coordinazione motoria.
4. Il fitness metabolico ha l’obiettivo di demedicalizzare il trattamento di quelle patologie che hanno come concausa cattive abitudini di vita. Se le patologie metaboliche sono figlie di stili di vita occidentali “patogeni” utilizzerà un approccio sugli stili. Pertanto si punterà sulla consapevolezza degli attori ( gli utenti , gli operatori, i centri fitness) contenendo approcci di monitoraggio aggressivo, prescrittivo e doveristico. L’obiettivo non è quello di trasformare un centro fitness in uno strano laboratorio paraospedaliero di bassa qualità ma in un centro di educazione al movimento. In questo senso fa proprie tutte le indicazioni più volte segnalate dalla massima autorità sanitaria planetaria: l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
5. Gli strumenti di lavoro, i protocolli e le linee guida saranno orientati alla consapevolezza e non alla obbedienza di regole non comprese, alla comprensione dei meccanismi sottesi all’operazione e alla fine alla progressiva autonomia gestionale. In questo senso si darà ampio spazio alla comprensione di informazioni erogate in modo semplice e comprensibile.
6. I criteri esecutivi dei protocolli saranno ispirati nel primo triennio 2006 -2008 ad una seria e responsabile semplificazione. I limiti culturali del settore personale dei centri fitness e organizzazione logistica sono un limite da tenere in considerazione con realismo in modo che il progetto non naufraghi a causa di ipertecnicismo.
7. Gli obiettivi tecnici consisteranno in un sistema di ingresso e di screening uniformato per erogare delle modalità di esecuzione incentrate sulla frequenza alta e sull’impegno basso e gradualmente ingravescente. Il monitoraggio dei risultati dovrà quindi essere di facile comprensione sia per gli istruttori che per gli utenti finali.
8. Il fitness metabolico genera attraverso l’educazione e la pratica dell’attività fisica, sia di contesto ludico che di contesto allenante, il recupero di un rapporto positivo tra attività fisica e ampliamento dei propri limiti motori e relazionali.
9. Gli strumenti che saranno utilizzati per raggiungere gli obiettivi sono:
a. Alfabetizzazione motoria
b. Educazione motoria pratica
c. L’inquadramento in categorie di lavoro
d. L’erogazione di protocolli e il monitoraggio
e. La verifica e il monitoraggio
f. La graduale riduzione degli interventi al raggiungimento della autonomia dei
nuovi stili di vita
10. Il fitness metabolico si configura quindi come :
a. Un progetto operativo di servizio alla persona
b. Economia positiva ed etica in tutti i suoi passaggi
c. Un fenomeno sociale per la promozione della qualità della vita
d. Un occasione di riqualificazione professionale e di occupazione
e. Su scala nazionale un opportunità per contenere la spesa Sanitaria migliorando le
condizioni della popolazione.
Il fitness metabolico e la deontologia.
1. Non è un operazione di marketing aziendale pertanto non può essere strumentalizzato da nessuna azienda al fine di vendere i prodotti. I prodotti venduti saranno unicamente l’effetto indotto dell’aumentata erogazione di servizi di qualità. Le strumentazioni necessarie saranno inserite nei protocolli rispondendo unicamente alla coerenza del progetto. L’attenzione a questo argomento deve essere permanente e diffusa tra gli operatori.
2. Non è una sponsorizzazione di facciata: Le azienda che vorranno contribuire lo faranno accettando di non influenzare le scelte operative dei protocolli adottati. Avranno il vantaggio di immagine e di relazione di partecipare attivamente ad una importante
operazione culturale.
3. Non è un prodotto commerciale ma un servizio alla persona pertanto etica, deontologia e professionalità saranno i punti cardinali a cui ispirarsi in ogni scelta: da quelle istituzionali e quelle di esecutività giornaliera.
4. Non è un operazione partitica. I risvolti di politica sociale sono da considerarsi totalmente trasversali. L’obiettivo è quello di fare sistema. Un eventuale competizione politica su questi contenuti dovrà essere canalizzata alla fornitura delle soluzioni esecutive migliori,quelle strategiche appartengono a questo manifesto.
Solo con l’applicazione di questi criteri etici si potranno raggiungere i nuovi obiettivi che il mondo del fitness, e non solo, si aspetta.
- Presidente dell’Agenzia per il
Fitness Metabolico
Alessandro Lanzani*
- Responsabile Medico dell’Agenzia
per il Fitness Metabolico
- Direttore della Scuola di
Professione Fitness
*Alessandro Lanzani : Medico specialista in medicina dello sport, Specialista in ortopedia, Direttore della rivista Professione Fitness , Formatore , Autore di testi di divulgazione su argomenti di fitness professionale.
Wednesday, March 15, 2006
Yes Global

"LIBERI TUTTI".
Cosi' "recita" il marciapiede vicino a San Vittore, Milano.
Chi dovremmo liberare ? I "no global", che si oppongono alla globalizzazione sfasciando un mc.donalds, incendiando auto e terrorizzando i passanti.
Ecco dunque un motivo in piu per il nostro essere, invece, GLOBAL Si, Global, "yes global".
Cris Marabotto, 15 marzo 2006
Tuesday, February 28, 2006
Assi, Vettori e Polarita' (una sintesi)




Si e' svolto nel week-end del 25 e 26 febbraio l'annuale convegno (anzi: Forum) del settore fitness, organizzato da "Il Nuovo Club".
Riportarvi tutte le novità, e riassumervi quanto detto dai vari relatori rischierebbe di annoiarvi (come in tutti i convegni, su 60
minuti di bla-bla ci sono idee nuove ed originali per circa 3-4 minuti (e non e' una critica!)). Limitiamoci dunque a qualche immagine.Per motivi noti solo ai creatori di "blogger", le foto sono in ordine esattamente inverso alla descrizione.
La foto del convegno ritrae Casey Conrad, famosa esperta di marketing fitness, mentre espone in un basic english particolarmente facile da comprendere alcune regole su come accogliere i nuovi clienti. Noterete che tutti hanno la cuffia per la traduzione simultanea: grande dimostrazione di quanto poco internazionale sia il nostro settore (qui in italia). A seguire vedrete la linea di attrezzi "per obesi" di Technogym. Badate bene che non si deve chiamarla cosi', ma che questa e' comunque la realta -- basta misurare l'area delle sedute. Segue un interessante sessione di Pilates su macchine da tortura, la slide che "posiziona il cliente dei centri fitness in cluster socio-cultural-redditual-comportamental (segue)" - slide da cui abbiamo tratto il titolo di questo editoriale, ed infine un'agghiacciante considerazione: per raggiungere il secondo piano (area espositiva), solo il 10% dei gestori di palestre preferiva le scale "tradizionali" alle scale mobili! Mah...
Cris Marabotto, 28 febbraio 2006
Wednesday, February 22, 2006
Promesse, Promesse
(...)La strategia di Lisbona, nella sua versione rinnovata,
rimane la strategia di crescita principale dell’Europa,
essendo basata sullo sfruttamento della combinazione dei
vantaggi di una più stretta cooperazione con quelli dell’accumulazione
e diffusione(...)
Eppure una cosa ci ha colpiti, e se non fosse che non ci crediamo proprio, saremmo tentati di cambiare la nostra "intenzione di voto":
In un recente convegno, l'Onorevole Maurizio Leo, Vice Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, "ha individuato un percorso teso a..."
Va be, ve lo diciamo con parole nostre: Ha promesso che bella prossima legislatura sarà varata una legge in base alla quale, se prescritta da un medico, l'attività di palestra sarà deducibile dalle tasse ed esente da iva !
Questo perche' la spesa per il fitness fa si che "la popolazione" goda di salute migliore e gravi meno sulla spesa per la sanità pubblica.
Quindi meno tasse se fai palestra: ci vogliamo credere ?
Cris Maraobtto, 22 febbraio 2006
Monday, February 20, 2006
Addio, Maratoneta

Si è spento oggi 20 febbraio Luca Coscioni, presidente di Radicali Italiani.
Da quando, non sappiamo più quanti anni fa, gli era stata diagnsticata la sclerosi laterale multipla, e gli erano stati dati pochi mesi di vita, Luca ha sempre combattuto per la libertà di ricerca scentifica e contro l'oscurantismo teocratico in cui sta piombando l'Italia.
E - come prima di lui Enzo Tortora - ha fatto della sua battaglia la sua ragione di vita.
Fino all'ultimo giorno: non piu' tardi di ieri 19 febbraio era intervenuto al convegno mondiale per la libertà di ricerca scientifica.
Lo salutiamo con le sue stesse parole:
C’era un tempo per i miracoli della fede. C’è un tempo per i miracoli della scienza. Un giorno il mio medico potrà, lo spero, dirmi: ‘Prova ad alzarti, perché forse cammini.’ Ma non ho molto tempo, non abbiamo molto tempo. E, tra una lacrima e un sorriso, le nostre dure esistenze non hanno certo bisogno degli anatemi fondamentalisti religiosi, ma del silenzio della libertà, che è democrazia. Le nostre esistenze hanno bisogno di una cura per corpi e spiriti. Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica. Ma non possono aspettare. Non possono aspettare le scuse di uno dei prossimi papi.”
Cris Marabotto & Marco Barsotti, 20 febbraio, 2006
Saturday, February 11, 2006

Perdonerete se cambiamo argomento dopo solo un giorno dalla pubblicazione dell'articolo precedente.
Ma la cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici di ieri sera venerdi' ci ha presi, mossi e commossi. Abbiamo assistito a qualcosa che non ci aspettavamo, il meglio dell'italianità mostrata senza stupida retorica, senza banale campanilismo, ed in un contesto veramente, pienamente internazionale. Bastino la bellissima Imagine (con cui chiuderemo l'articolo), la performance di Pavarotti, la presenza di Donne che stanno cercando di contribuire a rendere il nostro un mondo migliore (ci riferiamo a chi ha portato la Bandiera Olimpica). E abbiamo anche capito con chi non stiamo, con chi non staremo mai: con tutti i no-global che bloccano la Fiamma Olimpica, con tutti i no-TAV che minacciano rappresaglie, con tutti i leader che "non possono fare nulla perche' quelli sono movimenti che vengono dal basso". Grazie Torino. Grazie John.
Cris Marabotto, 11 febbraio 2006
IMAGINE
Imagine there's no heaven,
It's easy if you try,
No hell below us,
Above us only sky,
Imagine all the people
living for today...
Imagine there's no countries,
It isnt hard to do,
Nothing to kill or die for,
No religion too,
Imagine all the people
living life in peace...
Imagine no possesions,
I wonder if you can,
No need for greed or hunger,
A brotherhood of man,
Imagine all the people
Sharing all the world...
You may say Im a dreamer,
but Im not the only one,
I hope some day you'll join us,
And the world will live as one.