Wednesday, June 28, 2006

Non avevamo proprio capito

Non avevamo proprio capito!

Siamo stati lungamente incerti su come votare al referendum "costituzionale". Istintivamente eravamo per il no: i costi dell decentramento sono sempre elevatissimi, e questa storia della "devolution-e" senz'altro avrebbe incrementato ancor di piu' le spese "pubbliche".
Quando pero' abbiamo visto che a capo del comitato per il no c'erano dei novantenni capitanati nientemeno che da Oscar Luigi Scalfaro, immediatamente ci siamo sentiti attratti dal si: non se ne puo' piu' del conservatorismo degli italiani (e a questo proposito vi invito a leggere il bellissimo articolo del mio amico Giuliano che segue questo post).

Alla fine abbiamo votato SI e (ovviamente) abbiamo perso (coi referendum ci siamo piu' che abituati!). Ma non avevamo capito niente: il fronte del SI era capitanato dall'Ulivo, e per il no si batteva lo schieramento guidata dall'ex Sua Emittenza. Lo abbiamo capito solo oggi, guardando i manifesti affissi per Como, come quello riportato in fotografia.

Cris Marabotto, 28 giugno, 2006

Le riforme non s'anno da fare

Riportiamo qui di seguito l'interessante editoriale dell'Elefantino di ieri 27 giugno 2006

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L’andazzo conviene a tutti,
e da sessant’anni in Italia
le riforme sono impossibili
Perché la disfatta
L’Italia nel tempo è cambiata eccome,
con le partecipazioni statali, con la Cinquecento
e le autostrade, con la partecipazione
all’euroburocrazia di Bruxelles e la
mezza riforma agraria, con il guizzo modernizzatore
del divorzio e dell’aborto, poi con
l’importazione cauta e parziale delle filosofie
di mercato, con le legnate agli operai
della Fiat, con l’inflazione, con la scala mobile
giocata infine alla roulette di un referendum,
con la tv a colori, con la tv commerciale
e il nuovo business della pubblicità,
con la delegittimazione violenta della
classe dirigente che aveva fatto la Costituzione
in seguito alla caduta del muro di
Berlino, con l’alternanza determinata dalla
nuova legge elettorale; l’Italia è cambiata
ed è andata avanti con opportuni calci di
rigore al novantatreesimo
minuto grazie a uno dei
tanti sistemi-Moggi in giro
per il mondo, ma non
è mai prevalso da noi un
disegno organico intorno
al quale si costituisse
una classe dirigente,
i poteri sono
sempre rimasti smagliati
e ridondanti, dispersi
tra il fascino fragile
dei soldi e quello della professione
politica, con la nuova figura del
magistrato ormai stabilmente in sella
una intercettazione dietro l’altra.
Le mani sulla soubrette siamo
in grado di metterle, ma giù
le mani dalla Costituzione del
’48, questa vecchia attrice gloriosa,
questa Francesca Bertini che piange
e ride tra i tendaggi del salotto buono di casa.
Una riforma politica a progetto, seria e
consapevole, non l’abbiamo in sostanza mai
vista, e appena qualcuno si è messo a fare
lo statista, abile e tenace nel gioco dei partiti
o populista e forte nell’immagine, il sistema
se lo è mangiucchiato dopo epiche
resistenze. Antonio Gramsci non era certo
uno stupido e ci aveva avvertito, qui da noi
si accettano solo rivoluzioni passive, egemonie
costruite nel tempo e risultanti da
effetti speciali che nascono e muoiono nella
società senza toccare la forma dello stato,
il senso della politica, la libertà e la responsabilità
dei cittadini, che in quanto tali
non esistono, sono un agglomerato informale
alla permanente ricerca di una buona
protezione, un vulgo disperso che nome
non ha (tutti, noi compresi).
Voto inintelligente, ma molto furbo
Una disfatta di queste proporzioni non
era prevedibile, da un quarto di secolo
chiunque si è convinto che il premier deve
avere poteri effettivi e non essere costretto
a lavorare come un re travicello al servizio
di lobby e partiti, che la navetta delle leggi
tra Camera e Senato è una perdita di tempo,
di soldi, di efficienza e di senso del governo
della cosa pubblica, che il numero dei parlamentari
è incommensurabilmente più alto
del necessario, che il Quirinale è un palcoscenico
ambiguo sul quale possono essere
interpretati troppi e disinvolti ruoli in
commedia, che alla fine poteri veri e responsabilità
vere bisogna decentrarli, compreso
il fisco. Posti di fronte a un bivio, quasi
per caso, dopo una non entusiasmante cavalcata
riformatrice cominciata in una baita
di montagna, coi calzoni alla zuava e sotto la
spinta pugnace ma rozza dei leghisti, abbiamo
risposto a valanga che volevamo continuare
per la stessa strada di sempre. Infatti,
conviene. E questa è l’unica persuasiva spiegazione
della disfatta. Il “paese senza” di Alberto
Arbasino, ovvero la società senza stato,
non ha alcun interesse a rimodulare le
istituzioni, ad affermare un ruolo di comando
del vertice repubblicano. Anche il mitico
Nord si è autoilluso e autodeluso, non ha la
forza, l’intelligenza e la cultura per opporre
qualcosa di significativo alle Dandini, agli
Scalfaro e ad altri showmen dello swing conservatore
che va per la maggiore da sessant'anni

Saturday, June 17, 2006

L'Italia ce la puo' fare

Pubblichiamo il manifesto "L'italia ce la puo' fare", riportato a pagina 2 del Sole 24 ore di oggi sabato, nella speranza che in molti aderiscano.

Nel nostro piccolo lo abbiamo già fatto personalmente, cosi' come hanno aderito Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Chicco Testa, Francesco Giavazzi ed altri .

Per aderire e' sufficiente cliccare...qui: http://www.radicali.it/appello_outsider/form.php

Cris Marabotto, 17 giugno 2006
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"L’ITALIA CE LA PUO’ FARE"

riforme strutturali, concorrenza e liberalizzazioni, 7 giorni per aprire un’impresa, il nodo dei salari più bassi d’Europa

L’Italia ce la può fare. E’ ancora possibile invertire la rotta sia rispetto ai segni concreti di declino, sia rispetto alla retorica del "declino inevitabile". La crisi italiana è vera e profonda, ma troppo spesso è descritta come ineluttabile ed irreversibile. Non è così.

Certo, occorre voltare pagina. Un sistema dei partiti vecchio, eppure ancora troppo potente e costoso, inchioda il paese e la politica italiana a risse di fazioni, a scontri di tifoserie: e da oltre un decennio, a maggioranze troppo timide rispetto alle grandi urgenze di cambiamento, si contrappongono opposizioni dedite a tentare di scalzare e demonizzare i Governi, ma incapaci di sfidarli sul terreno di solide controproposte di riforma. Così, si moltiplicano le occasioni e i fenomeni di sterile conflittualità, che fanno il gioco delle componenti più illiberali e conservatrici dei due schieramenti, così come delle mille lobby impegnate a proteggere i propri privilegi, mentre si impediscono quei confronti che nutrono le democrazie, rendono più saldo il tessuto civile e aiutano il prevalere, dentro e fuori i Poli maggiori, delle forze liberali e riformatrici.

Per questo, occorre una terapia d’urto, e bisogna ripartire da un’attenzione nuova alla questione sociale del nostro tempo. Servono non maggiori protezioni ma una più concreta offerta di chances al popolo dei "non garantiti": occorre un vero e proprio "statuto degli outsider", di quanti (consumatori, giovani, imprenditori del rischio e dell’innovazione, donne, lavoratori del privato, disoccupati, sottoccupati, pensionati sociali e al minimo, immigrati) sono e restano fuori dal fortino delle garanzie e dei privilegi. Questa Italia degli "outsider", dei "non garantiti", di fatto priva di tutele, è oggi senza volto e senza voce, silenziata prima ancora che silenziosa.

Condizione preliminare, senza dubbio, è rappresentata dal risanamento dei conti pubblici. Esprimiamo per questo fiducia e sostegno nell’opera del Ministro dell’Economia. Ma, nello stesso tempo, riteniamo che vi siano altre tre priorità da incardinare ed affrontare.

1. L’economia italiana non ripartirà finché non verrà liberata dai mille vincoli che bloccano la concorrenza e consentono l’accumularsi di rendite pagate dagli outsider. Occorre imboccare con decisione la via delle liberalizzazioni: questa deve essere la priorità della politica economica. In questo senso, proponiamo alcune concrete e urgenti possibilità di intervento, che dovrebbero accompagnarsi ad un rinnovato sforzo e a significativi investimenti delle imprese (sostenute, in questo, da una decisa iniziativa politica a livello nazionale e locale) nell’innovazione di processo e di prodotto, anche come condizione per un’effettiva capacità di attrarre nuove risorse e di competere su scala internazionale.

a. La competizione e la liberalizzazione nel settore dei servizi di pubblica utilità, anche a livello locale, in una corretta suddivisione dei ruoli tra pubblico e privato, è una priorità assoluta per il paese. Come ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, la concorrenza è per definizione un agente di giustizia sociale: e il superamento delle rendite monopolistiche e oligopolistiche, con relativa riduzione dei costi dei servizi, è un fattore fondamentale di miglioramento delle condizioni di vita in primo luogo delle fasce più povere della popolazione.

b. Servono azioni concrete in termini di "riforme senza spesa": ad esempio, il superamento degli ordini professionali (per contribuire a riaprire una società chiusa, segnata dal peso di lobby e corporazioni), e l’abolizione del valore legale del titolo di studio universitario (per garantire uno shock nel segno della competizione positiva, dell'invito ai giovani a scommettere su di sé più che sul possesso di un pezzo di carta).

c. Occorre ridurre a 7 giorni al massimo il tempo necessario all’apertura di una nuova impresa, comprimendo tempi e caratteristiche degli adempimenti amministrativi, o comunque generalizzando criteri di silenzio-assenso e di autocertificazione: intanto, l’impresa apra e proceda, e poi provveda al completamento dell’iter burocratico.

2. Non è possibile rinviare ancora l’apertura del dibattito sulle riforme strutturali, in Italia ferme da troppo tempo, e sempre differite e rinviate. E’ necessario che da subito, e comunque nella prima parte della legislatura, si ponga mano alla questione della sanità, del pubblico impiego e delle pensioni, a partire dall’innalzamento dell’età media effettiva di pensionamento, in una nuova alleanza tra padri e figli, e con atti di generosità dei primi nei confronti dei secondi. Ma attenzione, i tagli da soli non servono. Interventi finanziari non accompagnati da un cambiamento delle regole sono effimeri: occorre cambiare le regole che sono alla base della crescita della spesa pubblica.

3. In termini di mercato del lavoro, occorre ripartire dal Libro Bianco di Marco Biagi. Certo, non possono essere solo i lavoratori a correre i rischi della flessibilità: ma sbarazzarsi della Legge 30 sarebbe un grave errore. Va invece riequilibrata e completata, e proprio nella direzione del Rapporto Biagi, e quindi riscrivendo il sistema degli ammortizzatori sociali, che in questo paese hanno finito spesso per tutelare troppo pochi (su 100 persone che perdono il lavoro, in Italia, solo 17 hanno una qualche forma di tutela). Ecco perché bisognerebbe -invece- pensare al modello inglese, con un sussidio di disoccupazione, e un meccanismo di "welfare to work". Contestualmente, occorre affrontare il nodo dei salari italiani, tuttora tra i più bassi d’Europa. E’ necessario e possibile detassare per cinque anni gli aumenti salariali, e prevedere una riforma dei contratti che leghi la parte variabile dei salari ai risultati raggiunti e alla produttività. I sacrifici non possono essere sostenuti da una sola parte.

Occorre più coraggio. E una coraggiosa politica di riforme e di modernizzazione avrebbe la doppia caratteristica di rimettere il paese in movimento e -insieme- di aiutare i più deboli.

Ha detto Tony Blair: "Ogni volta che ho introdotto una riforma, mi sono pentito solo di non essermi spinto ancora più avanti". Invitiamo Governo, Parlamento, forze politiche e sociali a tenere questa citazione come monito e come bussola.

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appello promosso da Daniele Capezzone
(Presidente della Commissione Attività produttive della Camera)

questi i nomi di alcuni tra i primi firmatari:

- Alberto Alesina, Economia, Harvard University
- Giuliano Da Empoli, Direttore di "Zero"
- Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes
- Natale Forlani, Amministratore Delegato di "Italia Lavoro"
- Oscar Giannino, Vicedirettore di "Finanza e Mercati"
- Francesco Giavazzi, Economia, Università Bocconi di Milano
- Massimo Lo Cicero, Economia dello sviluppo, Università di Roma La Sapienza
- Pio Marconi, Sociologia del diritto, Università di Roma La Sapienza
- Alberto Mingardi, Direttore generale Istituto Bruno Leoni
- Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Economia, Università di Roma La Sapienza
- Fabio Pammolli, Direttore di "Istituzioni Mercati Tecnologie"
- Gaetano Romano, Presidente Associazione Nazionale Praticanti e Avvocati
- Florindo Rubbettino, Editore
- Luca Solari, Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale Work, Training & Welfare, Università degli Studi di Milano
- Carlo Stagnaro, Direttore dipartimento "Ecologia di mercato" Istituto Bruno Leoni
- Secondo Tarditi, Economia, Università di Siena
- Chicco Testa, già Presidente dell’Enel

Sunday, June 11, 2006

L'Allergia a Zapatero

Ricorderete che alle scorse elezioni - in qualità di cittadini europei - abbiamo espresso il desiderio di votare Zapatero. Purtroppo non e' stato possibile, e nel frattempo e' cresciuta nei vincitori delle elezioni stesse l'allergia verso il nostro Eroe. Eccone un'interessante analisi di Barbara Spinelli, prendetevi due minuti e leggetela a fondo!

Cris Marabotto, 11 giugno 2006


L'allergia italiana a Zapatero di B.Spinelli


SE c’è un nome che in Italia quasi non puoi pronunciare, senza sentirti come appesantito da ridicolo cappotto, è il nome di Luis Rodríguez Zapatero. È una sorta di allergia radicale, accanita, che in nessun paese europeo ha l'accaldata intensità italiana e su cui vale dunque la pena meditare. Zapaterista è diventato epiteto insultante, che macchia il destinatario indelebilmente. Zapaterismo è sinonimo di stile politico ignobile: più ignobile ancora d'una dottrina, un'ortodossia. Nel pantheon dei personaggi negativi, il premier spagnolo figura accanto a tipi poco raccomandabili che non gli somigliano punto: Che Guevara, Castro. Deriva zapaterista è stereotipo che potrebbe benissimo comparire nel Dizionario dei Luoghi Comuni di Flaubert: evoca gli impaurenti cosacchi a San Pietro, ha osservato con appropriata ironia Mario Pirani (Repubblica, 13-3-06). Più che un'allergia è una passione, quella che s'abbatte sul successore di Aznar. Per questo urge indagarne l'interna molla, l'irrazionalità, la genealogia: non solo per capire meglio la Spagna, ma per capire un po' meglio noi stessi e la nostra idea della democrazia minacciata.

Tre eventi hanno indisposto un gran numero di politici e intellettuali italiani, dando corpo allo stereotipo che ci impacchetta e ci incarta: la vittoria elettorale del leader spagnolo, successiva all'attentato dell'11 marzo 2004; la decisione - subito dopo - di ritirare le truppe dall'Iraq; la determinazione con cui Madrid resiste a clero e Vaticano in materia di diritti civili. Zapatero è divenuto simbolo del cedimento al terrorismo, del Tutti a Casa in politica estera, dell'anticlericalismo dogmatico. (...)

Il nuovo consiste nell'estendere i diritti e le libertà di individui o minoranze, accettando l'enorme varietà delle preferenze esistenziali in società rese insicure da disoccupazione, immigrazione, terrorismo. I soldi mancano per politiche sociali magnanime, agire sull'economia è divenuto tremendamente complicato a causa di vincoli e incompatibilità: meglio allora concentrarsi sulle riforme «a costo zero» - riforme civili più che economiche, dice Antonio Gutiérrez che oggi dirige la Commissione economica del Congresso dei deputati - che danno al cittadino la sensazione di essere ascoltato, rispettato anche quando la vita si fa per lui difficile. Zapatero ha fatto molto in questo campo: ha esteso i Pacs accettati da Aznar rendendo legali i matrimoni tra omosessuali, ha sveltito la legge sul divorzio, ha legalizzato 800 mila immigrati clandestini trasformandoli in cittadini con diritti e doveri fiscali, ha introdotto una legge sulla violenza contro le donne. A queste ha aperto uno spazio senza eguali in Occidente (il 50 per cento delle cariche governative). Ha anche fatto riforme che costano, come gli asili nidi e gli aiuti alle persone non autosufficienti per età o malattia (il cosiddetto quarto pilastro dello Stato sociale, essenziale in società che invecchiano, affiancato a educazione, salute, pensioni). Può darsi che le riforme siano state troppo frettolose: «Non si fa tempo a rispondere al contrattacco della destra e della Chiesa, che il governo già ha aperto un nuovo fronte riformatore», obietta Gutiérrez, che però sostiene Zapatero perché le sue sono pur sempre riforme volute da vaste maggioranze di spagnoli.

Precisamente questa novità indispettisce tanti politici e intellettuali italiani, anche a sinistra. Indispettisce lo spazio dato alla società civile e ai diritti, a scapito non solo della centralità dell'economia ma dei poteri partitici (Prodi stesso fu guardato con diffidenza da apparatchik e benpensanti di sinistra quando propose le primarie, fino al momento in cui le vinse alla grande). Indispettisce quella che per Zapatero è etica politica irrinunciabile: «Mantenere la parola data, fare quel che si dice e dire quel che si farà». Indispettisce, più ancora forse del ritiro dall'Iraq e della strategia latino-americana, l'autonomia dalla Chiesa. Resistere al Papa e alle Conferenze episcopali è inconcepibile, oggi in Italia. Tutti in Italia hanno bisogno di ottenere l'imprimatur da una forza esterna, tutti si sentono in qualche modo minorenni e illegittimi - non solo i Ds - e la Chiesa diventa tutore che non si osa contestare. Ogni riformista deve fare da noi concessioni sulla laicità: Zapatero problemi simili non ne ha. È alle correnti conciliari che egli s'appoggia, a teologi come Enrique Miret Magdalena che nel laico argomentare somiglia al nostro Enzo Bianchi. Solo che Miret Magdalena non è ingiuriato quando ricorda che lo Stato e l'Europa sono aconfessionali, e che fin dalla teologia cinquecentesca di Domingo De Soto o padre Molina «la legge civile è fatta per garantire la convivenza tra i cittadini, non per garantire la morale cattolica». In Spagna è pietra di scandalo che il Papa parli di silenzio di Dio a Auschwitz, e appena nove giorni dopo lasci che lo stesso concetto («eclissi di Dio») sia applicato dal Vaticano a unioni di fatto o matrimoni omosessuali. Non da noi.

Indispettisce infine il rapporto di Zapatero con il passato franchista. Il premier inaugura una politica della memoria che prima era assente, e questo accade nel preciso momento in cui in Italia la memoria accende risse, e la resistenza è ridimensionata. Tutte queste mosse irritano perché scombinano tesi apparentemente dissacranti, ma che in fondo hanno generato nuovi allineamenti. Molto è cambiato da noi ma il conformismo delle élite sembra immutato: è antico, tenace, Jean-François Revel lo denunciava già nel '58, nel libro Pour l'Italie. Per conformismo più che per convinzione si plaude oggi al Papa, e a valori europei uniformi. Per conformismo si dice che la sinistra è buona solo se fa politica di destra, e si scorge in Blair l'unico vero modello. Per conformismo si sostiene che l'etica in politica è qualcosa d'incongruo e risibile: gradito solo a girotondini, attori comici e zapateristi. Qualche giorno fa, replicando a un articolo che sospettava Prodi di ritirarsi dall'Iraq senza coscienza morale, D'Alema ha detto parole che in Italia hanno la freschezza delle dichiarazioni inedite: «La coerenza fra gli impegni che si assumono con i cittadini e le cose che si fanno è a mio avviso un aspetto cruciale del rapporto fra etica e politica» (Corriere della Sera, 30-5-06). È proprio questa l'etica di Zapatero, chiamata da noi deriva e a Madrid mantenimento della parola data. Il conformismo italiano mescola cattolicesimo e economicismo marxista. Neppure s'accorge che le sinistre estreme sono oggi marginali in Spagna, grazie alla preminenza di diritti e laicità sulla classica questione sociale.

In realtà Zapatero innova rispetto a Blair, anche se fa proprie molte sue accortezze economiche. Ha meditato la crisi della democrazia, della politica, e la sua terza via non è quella che aderisce al liberismo e al conservatorismo Usa rinunciando all'identità di sinistra. Come si evince nel libro di Calamai e Garzia, altri sono i riferimenti di Zapatero. Fra questi spicca Philip Pettit, lo studioso che ha teorizzato il repubblicanesimo e il socialismo dei cittadini (i suoi libri son pubblicati da Feltrinelli e dall'Università Bocconi). Nella parola socialdemocratico - dice Zapatero - è il democratico che prevale. Pettit propone un'idea di libertà né liberista né socialista: un'idea più esigente della libertà negativa (libertà dall'interferenza); e meno comunitarista della libertà positiva, che persegue fini collettivi o statali in nome di tutti.

Per il repubblicanesimo può non sussistere interferenza ma può esserci dominio, ed è questo dominio - la paura è una delle sue armi - che occorre controbilanciare con leggi che prevengano sul nascere interferenze sia reali sia potenziali, spingendo gli individui a partecipare alla politica e a contare sullo Stato. Fondamentale, in Pettit, è la vigilanza dei cittadini: «l'eterna vigilanza» nei confronti delle autorità, delle istituzioni, delle degenerazioni tiranniche. Per questo è indispensabile il pluralismo dell'informazione e il rifiuto dei monopoli televisivi, in Pettit come in Zapatero. In una delle prime mosse, quest'ultimo ha restituito al servizio pubblico piena autonomia dal potere politico (un po' come chiesto dall'Usigrai, sindacato dei giornalisti Rai, in una lettera a Prodi del 5 giugno).

Un'altra cosa dice Zapatero, che spiega i pregiudizi italiani nei suoi confronti: «Le persone che meglio sanno esercitare il potere sono quelle che non lo amano». Chi lo ama troppo non ritiene che il mondo vada cambiato per il meglio, usando come alibi i passati errori del socialismo: ciò di cui ha orrore è il rischio, e chi rischia mette sempre in gioco il proprio potere.

Si dice che in un'economia dissestata la sinistra ha pochi margini, per forza. Che il terrorismo restringe diritti e libertà, per forza. Che non esiste quindi vero scontro destra-sinistra. Zapatero con tutte le sue precipitazioni dimostra che non è vero, che niente avviene fatalmente, che la politica è l'arte di creare isole di libertà nel mare della necessità. Isole che permettono ai Giusti di Borges - autore che Zapatero cita spesso, di cui si dichiara «estimatore fino all'ossessione» - di esistere: l'uomo giusto è «chi preferisce che abbiano ragione gli altri», i Giusti «che si ignorano stanno salvando il mondo». Il conformismo che affligge l'Italia politica ha come fine la conservazione del potere, più che l'emergere del giusto. Anche accettare un mondo interamente dominato dalla necessità è conformismo. Un conformismo meno diffuso nella società, che i rischi li teme ma non li respinge.

Per questo Zapatero è figura significante. Lui stesso racconta come adottò l'etica della parola data. Fu quando, il giorno della vittoria, sentì gli spagnoli gridare: No nos falles!- Non ci deludere! Lì capì - dice - che «il potere è nelle mani di chi il potere non ce l'ha». Che chi governa deve sempre dire: «Il potere non mi cambierà». Che per far rinascere la politica, la partecipazione dei cittadini, la loro responsabilità, occorre estendere diritti e democrazia. Non a dispetto del terrorismo e dell'economia, ma proprio perché viviamo tempi di terrorismo e di difficoltà economica.

Tuesday, June 06, 2006

Terremoto nel Belice!

Ieri sera abbiamo "fatto benzina" in Italia (in genere preferiamo "farla" a Chiasso, ma non sempre si fa a tempo), e abbiamo notato che il prezzo è curiosamente superiore a quello praticato in Svizzera.


Strano, perche' la Svizzera non ha giacimenti, ed i costi del trasporto sono praticamente identici a quelli verso l'Italia. Per cercare di capirne il motivo abbiamo fatto qualche ricerca e abbiamo scoperto la parola "ACCISA", cosi' definita da Wiki:

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Per accisa si intende una imposta sulla fabbricazione e sul consumo.

È un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi. In Italia le accise più importanti sono quelle relative agli oli minerali (derivati dal petrolio), agli alcolici e ai tabacchi.

L'armonizzazione dei testi normativi in materia di accise dei 25 Stati membri dell' Unione Europea è entrata in vigore il 1 gennaio 2005. Il formato standard del nuovo codice di accisa è composto da 13 caratteri alfanumerici. I primi due identificano lo Stato nel quale opera il soggetto assegnatario del codice (IT per l'Italia).

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A parte l'interessantissima digressione sul codice "IT" per capire quali sono le ACCISE Italiane, abbiamo dunque cercato quali siano queste ACCISE che gravano sulla benzina, ed ecco qui:

La prima accise sulla benzina di 1,90 lire nel 1935 per finanziare la guerra di Abissinia, quella di 14 lire per la crisi di Suez nel 1956, quella di 10 lire per il disastro del Vajont nel 1963, le 10 lire per far fronte all'alluvione di Firenze nel 1966, le 10 lire per il terremoto nel Belice nel 1968, le 99 lire per il terremoto del Friuli nel 1976, le 75 lire per il terremoto in Irpinia nel 1980, le 205 lire per la missione in Libano, le 22 lire per la missione in Bosnia nel 1996.

La penultima accise la ritroviamo soltanto nel 2003 per trovare i fondi necessari al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri, circa 0,02 euro di accise addizionale sui carburanti. L'ultima accise, decisa nel febbraio 2005, servirà per finanziare il rinnovo degli autobus inquinanti nel trasporto pubblico.

Ecco dunque spiegato: occorre ricostruire il Belice, ed in fretta (anche) per questo la benzina costa di piu': ci vergognamo come cani per aver fatto benzina in Svizzera, promettiamo di non farlo piuì', e cercheremo di sbagliare "in eccesso" il calcolo dell'ICI (o dell'IRAP, o dell'IRPEF, o dell'ILOR, o del 8 per mille, o del 5 per mille, o dell'addizionale termica, ecc.) non appena possibile. Giusto per aiutare i concittadini del Belice.

Cris Marabotto, 6 giugno 2006

Friday, May 19, 2006

Grazie Dan Brown

Scusate se divaghiamo dall'argomento fitness, su(lla deludente) Rimini vi aggiorneremo piu' avanti con tanto di foto.

Ma oggi non possiamo non dare pubblico ringraziamento a Dan Brown, che ha portato un po di aria fresca nell'orrendo conformismo che ci circonda e che cerca di schiacciarci.

I fatti li sapete: il suo Codice prende spunto da parecchi libri che raccontano una storia di Gesu diversa da quella canonica, ma sopratutto raccontano come la storia della "nostra" (?) chiesa abbia avvilito e svilito il ruolo della Donna nella società. Essa - la Donna - e' Santa o Puttana (una Maria e' nella prima categoria, l'altra nella seconda).

Ma il grazie lo diciamo per un altro motivo: abbiamo ascoltato in questi giorni innumerevoli dibattiti tutti accomunati da un filo conduttore, che potremmo riassumere cosi': le tesi di D.Brown sono ovvie falsita (o mistificazioni), il libro e' pessimo, la Chiesa e' Santa, ha sempre Ragione, e il Papa non si critica. Oggi ad esempio alle 9.24 su Radio24 un ascoltatore in diretta ha detto (con sufficienza, come una cosa scontatata che tutti condividono) "il romanzo e' pessimo" e il conduttore (Crociani) ha fatto capire di essere d'accordo.
Questa sera, poi Giuliano Ferrara (ottoemezzo su La 7) ha detto, con una spocchiosita' incredibile:
"il libro non lo ho letto e non mi interessa per niente, cos'e' che succede? C'e' la Maddalena che si unisce sessualmente con gesu?".
Ieri su Repubblica critiche al film ancora non uscito (noioso, scontato, etc ).

Dunque avete capito: chi e' intelligente o intellettuale, chi e' alternativo, chi e' all'avanguardia, insomma chi ha appena vinto (?) le elezioni snobba questi libri mal scritti e pieni di errori.
Mentre chi ha appena perso (?) le elezioni non tollera che si metta in dubbio quanto dice la Chiesa, e conferma che sono tutte balle.

Quindi noi qui confessiamo, confermiamo e sosteniamo: siamo grezzi ignoranti, totalmente privi di cultura, creduloni e seguaci delle mode "new age" piu' effimere, incapaci di capire cosa e' vero e cosa e' falso e per giunta incapaci di metterlo pure per iscritto: e per questo il libro ci e' piaciuto tantissimo, e per questo il film pure, e per questo pensiamo che Gesu sia probabilmente stato una grande persona, che magari usava qualche stratagemma da prestigiatore (i miracoli d'altronde sono un'offesa a Dio, lo ha spiegato Voltaire, quindi non puo' averne fatti), ma che senz'altro ha condiviso con noi un dato essenziale: l'essere stato un essere Umano.
Che forse, e lo speriamo, ha amato la splendida fanciulla ritratta da Leonardo alla sua destra, e da noi riprodotta all'inizio di quest'articolo.

Cris Marabotto, 20 maggio 2006

Wednesday, May 10, 2006

NOI SIAMO I GIOVANI (I Giovani Piu' Giovani)

Come, non lo riconoscete ? No, non e' Berlusconi.

E' il nostro nuovo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nato il 29 giugno 1925, ha dunque ottantuno anni.
Il Presidente del Consiglio "in Pectore" (dal latino, nel segreto del cuore), ovvero Romano Prodi, di anni ne ha invece sessantasette.

La media fa pertanto settantaquattro anni.

Giusto attenderci da questi giovani politici un vigoroso rilancio dell'economia della nostra Repubblica, con un ulteriore attenzione alle tematiche delle coppie di fatto, della flessibilità del lavoro, della protezione dei giovani contro le posizioni di potere di pensionati, degli "assunti a tempo indeterminato", delle baronie varie...insomma un grande sforzo di rinnovamento contro tutto quanto di vecchio c'e' in italia.

Beh, almeno non ci e' capitato lo spagnolo Zapatero, nato nel 1960, che a soli 45 anni non potrebbe avere l'esperienza per guidare una grande nazione -- ed i deludenti risultati della Spagna in tutti i campi stanno li a dimostrarlo.

Cris Marabotto, 10 maggio 2006

Wednesday, April 26, 2006

settanta-ottanta-novanta

Settanta Ottanta Novanta NON STOP! Radio...

Metteteci pure il nome di qualunque network radiofonico (Capital, "R101", 105 ecc) e vedrete che lo slogan calza per tutti: musica stagionata.

Nel campo della musica pero' possiamo sintonizzarci su S+ (unica radio che continua a rivolgersi ai ragazzi, dopo la vendita di Discoradio a RDS), mentre per "la guida del Paese (reale)"... no.

Ci toccano: un presidente del consiglio settantenne (anche se Silvio ribaltasse il risultato non cambierebbe nulla, e' coetaneo di Romano), un Presidente della repubblica quasi novantenne, e (e questo lo abbiamo appena scoperto) il parlamento con l'età media piu' avanzata della storia della Repubblica.

Si, perche' per la prima volta l'età media del "nostri rappresentanti" (ma chi rappresentano, visto che non abbiamo potuto dare il voto di preferenza ???) e' circa di sessant'anni.

Cari amici, vi aspettate liberalizzazioni, modernizzazioni a-la Zapatero, maggiori libertà ?

No. Subiremo altri divieti (come il no al "divorzio breve" dell'anno scorso: chi pecca deve scontare, si sa), altre leggi a favore dei pensionati (che per funzionare devono "prelevare" da chi lavora, ormai quasi una minoranza), e - non vediamo l'ora - altre leggi che puniscono chi spreca i soldi in modo fatuo e da riccco. Come ad esempio acquista musica (tassata al 20% contro i libri al 4%), o magari andando in un Centro Fitness.

Oggi abbiamo scoperto che la "fusione" tra Autostrade e la sua omologa Spagnola avrà sede in Spagna.

Volete sapere perchè ? Il regime di tassazione per le aziende è più favorevole (= meno tasse).

A suo tempo lo avevamo scritto: alle elezioni avremmo votato Zapatero. Peccato che la riga tratteggiata su cui apporre il nome del candidato non c'era più: sostituita da due righe di disegnini di un bambino (un orsetto, il rametto di un albero, addirittura un tricolore).

Cris Marabotto, 26 aprile 2006


Saturday, April 22, 2006

Firenze dove sei ?

7 del mattino, suona la sveglia (o meglio, il cellulare con funzione-sveglia). Accendiamo l'LCD sul canale 500 per le ultime notizie, e mentre sorseggiamo il caffe con yogurt, sfogliamo il Sole 24 ore, tendiamo l'orecchio alla Rassegna Stampa di Bordin, accendiamo pure il computer per le ultime notizie sul fitness.
www.fitnessfestival.com, il sito del grande Festival, quello che fino all'anno scorso era a Rimini.

Ecco gli appuntamenti, leggete bene :



April 28th - May 1st 2006
SPAIN
1st VALENCIA SPORT & FITNESS FESTIVAL
Location: Valencia Trade

May 12th - May 14th 2006
TURKEY
1st ISTANBUL SPORT & FITNESS FESTIVAL
Location: Parkorman

July 6th - July 9th 2006
FRANCE
1st CANNES SPORT & FITNESS FESTIVAL

Location : Palais des Festivals


November 9th - November 12th 2006
UNITED STATES
8th MIAMI BEACH SPORT & FITNESS FESTIVAL

Location: Ocean Drive

( to be determined)
RUSSIA
1st MOSCOW SPORT & FITNESS FESTIVAL

Location: to be determined

( to be determined)
CHINA
1st BEIJING SPORT & FITNESS FESTIVAL

Location: to be det

Dov'e' finita Firenze ??!?

.......................................................................................................

A proposito, ieri sera siamo stati fermi con il treno ad una stazione attigua ad un campo di calcio (parrocchiale). Poiche' la fermata durava piu' del previsto, abbiamo deciso di seguire un qualche fase della partita, che volgeva al termine. Siamo riusciti a sentire il risultato finale, 3 - 3, "tre a tre", o anche pareggio.

Senza indugio, considerando che la squadra vestita di azzurro aveva fatto un tiro in porta in piu', l'arbitro ha esercitato il "premio di maggior tiri" e ha decretato un vincitore. Risultato finale, cinque a tre per "gli azzurri". Ma c''e' gia' chi dice che non durera'.

Cris Marabotto, 22 aprile 2006






Thursday, March 30, 2006

97104360587

Quest'anno - oltre ai 2.000 (duemila) miliardi che andranno alla Chiesa Cattolica grazie all'"otto-per-mille" abbiamo una nuova opportunità: riservare un'altra parte della nostra tassazione, detta "cinque-per-mille" ad una causa nobile.

Si, quest'anno possiamo dedicare il 5 per mille a chi crede nella ricerca scientifica, a chi vuole aiutare gli ammalati (umani e vivi, non cellule) a ricominciare a sperare.

Prendete nota di questo numero: 97104360587, che potrete indicare sul CUD, sul 730 o sull' "unico". E se volete saperne di piu', cliccate su http://www.lucacoscioni.it/

Cris Marabotto, 30 marzo 2006

Friday, March 17, 2006

Manifesto del Fitness Metabolico


Sono lieto di annunciare che 4uFitClub ed Esprit 4u hanno aderito all'Agenzia per il Fitness Metabolico, di cui vi riporto direttamente il "manifesto".


Cris Marabotto, 17 marzo 2006
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Il fitness metabolico è un progetto che si trasforma in realtà. Nasce da persone organizza
conoscenza e metodologie, ritorna sulle persone generando benessere consapevolezza e
miglioramento delle condizioni di vita delle persone coinvolte. Crediamo che il mondo del fitness sia ormai pronto per promuovere un fitness con contenuti nuovi. Fino ad oggi il fitness si è rivolto in particolar modo ad un target di frequentatori performanti ed estetici. Si è dedicato quasi esclusivamente ad una popolazione giovane e vitale contribuendo a dare essenzialmente forma fisica e aspetto estetico gradevole. Il fitness metabolico è l’applicazione più avanzata di un fenomeno recente: il Fitness.
Il Fitness è una attività motoria inquadrata nel tempo libero, non è necessariamente sportiva (mancano l’aspetto agonistico e quindi il concetto di vittoria e di sconfitta) caratterizzata da una notevole differenziazione di attività. Alcune di queste più simili ad aspetti allenanti (allenamento individuale con pesi) altre fortemente caratterizzate da aspetti ludici (discipline di gruppo con sottofondo musicale).
Il fitness metabolico rispetta quello che è stato fatto fino ad oggi si pone come obiettivo di introdurre nuovi aspetti qualitativi che vadano ad incrementare e implementare il fitness attuale. Il settore ha raggiunto una notevole maturazione tecnologica (gli strumenti) e un buon livello impiantistico (le strutture). Si impone una maturazione definitiva sulla qualità del servizio. Per ottenere questo occorre un impegno trasversale di persone, aziende, operatori e istituzioni per
generare il nuovo servizio: Il fitness metabolico.

I 10 articoli propositivi che definiscono Il fitness metabolico:

1. Il fitness metabolico favorisce l’attività fisica delle persone affette da sindrome metabolica, ovvero di tutte quelle patologie tipiche della società occidentale caratterizzate da ipernutrizione sedentarismo. Include nuove categorie sociali: adulti, anziani e non totalmente “sani” che in Italia corrispondo ad un potenziale di circa 35 milioni di persone. Il fitness metabolico si occupa delle patologie legate al prolungarsi dell’esistenza umana come l’osteoporosi e non ultima la solitudine abitativa e relazionale degli anziani.
Il fitness tradizionale si rivolge per lo più a giovani tra i 18 e i 45 anni e si circoscrive ad una popolazione di circa 20 milioni di persone.

2. L’approccio motivazionale del fitness metabolico è di tipo emulativo e partecipativo mai prescrittivo e doveristico, favorisce l’inserimento di nuovi individui e la fidelizzazione dei partecipanti nei centri fitness e assimilati.
Il fitness tradizionale è di tipo performante ed estetico in qualche modo competitivo
e poco adatto a modelli identificativi di adulti e anziani sedentari e affetti da
sindrome metabolica.

3. Il fitness metabolico è completo perchè include nei suoi protocolli subito tutte le qualità motorie che determinano il successo motorio.
Il fitness attuale allena prevalentemente la forza con i pesi e la resistenza con i
simulatori aerobici, trascura la mobilità ( stretching) ignora la sensibilità
propriocettiva e la coordinazione motoria.

4. Il fitness metabolico ha l’obiettivo di demedicalizzare il trattamento di quelle patologie che hanno come concausa cattive abitudini di vita. Se le patologie metaboliche sono figlie di stili di vita occidentali “patogeni” utilizzerà un approccio sugli stili. Pertanto si punterà sulla consapevolezza degli attori ( gli utenti , gli operatori, i centri fitness) contenendo approcci di monitoraggio aggressivo, prescrittivo e doveristico. L’obiettivo non è quello di trasformare un centro fitness in uno strano laboratorio paraospedaliero di bassa qualità ma in un centro di educazione al movimento. In questo senso fa proprie tutte le indicazioni più volte segnalate dalla massima autorità sanitaria planetaria: l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

5. Gli strumenti di lavoro, i protocolli e le linee guida saranno orientati alla consapevolezza e non alla obbedienza di regole non comprese, alla comprensione dei meccanismi sottesi all’operazione e alla fine alla progressiva autonomia gestionale. In questo senso si darà ampio spazio alla comprensione di informazioni erogate in modo semplice e comprensibile.

6. I criteri esecutivi dei protocolli saranno ispirati nel primo triennio 2006 -2008 ad una seria e responsabile semplificazione. I limiti culturali del settore personale dei centri fitness e organizzazione logistica sono un limite da tenere in considerazione con realismo in modo che il progetto non naufraghi a causa di ipertecnicismo.

7. Gli obiettivi tecnici consisteranno in un sistema di ingresso e di screening uniformato per erogare delle modalità di esecuzione incentrate sulla frequenza alta e sull’impegno basso e gradualmente ingravescente. Il monitoraggio dei risultati dovrà quindi essere di facile comprensione sia per gli istruttori che per gli utenti finali.

8. Il fitness metabolico genera attraverso l’educazione e la pratica dell’attività fisica, sia di contesto ludico che di contesto allenante, il recupero di un rapporto positivo tra attività fisica e ampliamento dei propri limiti motori e relazionali.

9. Gli strumenti che saranno utilizzati per raggiungere gli obiettivi sono:
a. Alfabetizzazione motoria
b. Educazione motoria pratica
c. L’inquadramento in categorie di lavoro
d. L’erogazione di protocolli e il monitoraggio
e. La verifica e il monitoraggio
f. La graduale riduzione degli interventi al raggiungimento della autonomia dei
nuovi stili di vita

10. Il fitness metabolico si configura quindi come :
a. Un progetto operativo di servizio alla persona
b. Economia positiva ed etica in tutti i suoi passaggi
c. Un fenomeno sociale per la promozione della qualità della vita
d. Un occasione di riqualificazione professionale e di occupazione
e. Su scala nazionale un opportunità per contenere la spesa Sanitaria migliorando le
condizioni della popolazione.

Il fitness metabolico e la deontologia.

1. Non è un operazione di marketing aziendale pertanto non può essere strumentalizzato da nessuna azienda al fine di vendere i prodotti. I prodotti venduti saranno unicamente l’effetto indotto dell’aumentata erogazione di servizi di qualità. Le strumentazioni necessarie saranno inserite nei protocolli rispondendo unicamente alla coerenza del progetto. L’attenzione a questo argomento deve essere permanente e diffusa tra gli operatori.

2. Non è una sponsorizzazione di facciata: Le azienda che vorranno contribuire lo faranno accettando di non influenzare le scelte operative dei protocolli adottati. Avranno il vantaggio di immagine e di relazione di partecipare attivamente ad una importante
operazione culturale.

3. Non è un prodotto commerciale ma un servizio alla persona pertanto etica, deontologia e professionalità saranno i punti cardinali a cui ispirarsi in ogni scelta: da quelle istituzionali e quelle di esecutività giornaliera.

4. Non è un operazione partitica. I risvolti di politica sociale sono da considerarsi totalmente trasversali. L’obiettivo è quello di fare sistema. Un eventuale competizione politica su questi contenuti dovrà essere canalizzata alla fornitura delle soluzioni esecutive migliori,quelle strategiche appartengono a questo manifesto.

Solo con l’applicazione di questi criteri etici si potranno raggiungere i nuovi obiettivi che il mondo del fitness, e non solo, si aspetta.

Agenzia per il Fitness Metabolico


Raffaele Lodati Profumo
- Presidente dell’Agenzia per il
Fitness Metabolico

Alessandro Lanzani*
- Responsabile Medico dell’Agenzia
per il Fitness Metabolico
- Direttore della Scuola di
Professione Fitness

*Alessandro Lanzani : Medico specialista in medicina dello sport, Specialista in ortopedia, Direttore della rivista Professione Fitness , Formatore , Autore di testi di divulgazione su argomenti di fitness professionale.

Wednesday, March 15, 2006

Yes Global


"LIBERI TUTTI".

Cosi' "recita" il marciapiede vicino a San Vittore, Milano.

Chi dovremmo liberare ? I "no global", che si oppongono alla globalizzazione sfasciando un mc.donalds, incendiando auto e terrorizzando i passanti.

Ecco dunque un motivo in piu per il nostro essere, invece, GLOBAL Si, Global, "yes global".

Cris Marabotto, 15 marzo 2006

Tuesday, February 28, 2006

Assi, Vettori e Polarita' (una sintesi)







Si e' svolto nel week-end del 25 e 26 febbraio l'annuale convegno (anzi: Forum) del settore fitness, organizzato da "Il Nuovo Club".

Riportarvi tutte le novità, e riassumervi quanto detto dai vari relatori rischierebbe di annoiarvi (come in tutti i convegni, su 60 minuti di bla-bla ci sono idee nuove ed originali per circa 3-4 minuti (e non e' una critica!)). Limitiamoci dunque a qualche immagine.
Per motivi noti solo ai creatori di "blogger", le foto sono in ordine esattamente inverso alla descrizione.
La foto del convegno ritrae Casey Conrad, famosa esperta di marketing fitness, mentre espone in un basic english particolarmente facile da comprendere alcune regole su come accogliere i nuovi clienti. Noterete che tutti hanno la cuffia per la traduzione simultanea: grande dimostrazione di quanto poco internazionale sia il nostro settore (qui in italia). A seguire vedrete la linea di attrezzi "per obesi" di Technogym. Badate bene che non si deve chiamarla cosi', ma che questa e' comunque la realta -- basta misurare l'area delle sedute. Segue un interessante sessione di Pilates su macchine da tortura, la slide che "posiziona il cliente dei centri fitness in cluster socio-cultural-redditual-comportamental (segue)" - slide da cui abbiamo tratto il titolo di questo editoriale, ed infine un'agghiacciante considerazione: per raggiungere il secondo piano (area espositiva), solo il 10% dei gestori di palestre preferiva le scale "tradizionali" alle scale mobili! Mah...

Cris Marabotto, 28 febbraio 2006

Wednesday, February 22, 2006

Promesse, Promesse

Eccoci prossimi alle elezioni. Ci sono tante promesse, ovviamente, su tutti i fronti. Meno "cunei fiscali" (piu' comodo che dire meno tasse, visto che il concetto e' pittosto oscuro), meno opere pubbliche costose - nel contesto di un rilancio complessivo delle opere pubbliche- , programmi articolati in 281 (duecentoottantuno/00) pagine contenenti frasi tipo:

(...)La strategia di Lisbona, nella sua versione rinnovata,
rimane la strategia di crescita principale dell’Europa,
essendo basata sullo sfruttamento della combinazione dei
vantaggi di una più stretta cooperazione con quelli dell’accumulazione
e diffusione(...)

Eppure una cosa ci ha colpiti, e se non fosse che non ci crediamo proprio, saremmo tentati di cambiare la nostra "intenzione di voto":

In un recente convegno, l'
Onorevole Maurizio Leo, Vice Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, "ha individuato un percorso teso a..."

Va be, ve lo diciamo con parole nostre: Ha promesso che bella prossima legislatura sarà varata una legge in base alla quale, se prescritta da un medico, l'attività di palestra sarà deducibile dalle tasse ed esente da iva !

Questo perche' la spesa per il fitness fa si che "la popolazione" goda di salute migliore e gravi meno sulla spesa per la sanità pubblica.

Quindi meno tasse se fai palestra: ci vogliamo credere ?


Cris Maraobtto, 22 febbraio 2006

Monday, February 20, 2006

Addio, Maratoneta


Si è spento oggi 20 febbraio Luca Coscioni, presidente di Radicali Italiani.
Da quando, non sappiamo più quanti anni fa, gli era stata diagnsticata la sclerosi laterale multipla, e gli erano stati dati pochi mesi di vita, Luca ha sempre combattuto per la libertà di ricerca scentifica e contro l'oscurantismo teocratico in cui sta piombando l'Italia.
E - come prima di lui Enzo Tortora - ha fatto della sua battaglia la sua ragione di vita.
Fino all'ultimo giorno: non piu' tardi di ieri 19 febbraio era intervenuto al convegno mondiale per la libertà di ricerca scientifica.

Lo salutiamo con le sue stesse parole:

C’era un tempo per i miracoli della fede. C’è un tempo per i miracoli della scienza. Un giorno il mio medico potrà, lo spero, dirmi: ‘Prova ad alzarti, perché forse cammini.’ Ma non ho molto tempo, non abbiamo molto tempo. E, tra una lacrima e un sorriso, le nostre dure esistenze non hanno certo bisogno degli anatemi fondamentalisti religiosi, ma del silenzio della libertà, che è democrazia. Le nostre esistenze hanno bisogno di una cura per corpi e spiriti. Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica. Ma non possono aspettare. Non possono aspettare le scuse di uno dei prossimi papi.”


Cris Marabotto & Marco Barsotti, 20 febbraio, 2006

Saturday, February 11, 2006



Perdonerete se cambiamo argomento dopo solo un giorno dalla pubblicazione dell'articolo precedente.
Ma la cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici di ieri sera venerdi' ci ha presi, mossi e commossi. Abbiamo assistito a qualcosa che non ci aspettavamo, il meglio dell'italianità mostrata senza stupida retorica, senza banale campanilismo, ed in un contesto veramente, pienamente internazionale. Bastino la bellissima Imagine (con cui chiuderemo l'articolo), la performance di Pavarotti, la presenza di Donne che stanno cercando di contribuire a rendere il nostro un mondo migliore (ci riferiamo a chi ha portato la Bandiera Olimpica). E abbiamo anche capito con chi non stiamo, con chi non staremo mai: con tutti i no-global che bloccano la Fiamma Olimpica, con tutti i no-TAV che minacciano rappresaglie, con tutti i leader che "non possono fare nulla perche' quelli sono movimenti che vengono dal basso". Grazie Torino. Grazie John.

Cris Marabotto, 11 febbraio 2006
IMAGINE

Imagine there's no heaven,
It's easy if you try,
No hell below us,
Above us only sky,
Imagine all the people
living for today...

Imagine there's no countries,
It isnt hard to do,
Nothing to kill or die for,
No religion too,
Imagine all the people
living life in peace...

Imagine no possesions,
I wonder if you can,
No need for greed or hunger,
A brotherhood of man,
Imagine all the people
Sharing all the world...

You may say Im a dreamer,
but Im not the only one,
I hope some day you'll join us,
And the world will live as one.

Friday, February 10, 2006

Europeisti Veri

Europeisti Veri - di C.Marabotto

Siamo in Italia, ma ci sentiamo Europei...ed anche Europeisti.

Ecco perchè quando e' stato introdotto l'Euro siamo stati felici: non per l'aumento dell'inflazione percepita, ma perchè potevamo finalmente girare liberamente tra stati senza perdere tempo agli sportelli "cambio".

Ecco perche' ci sentiamo più liberi ogni qualvolta ci rechiamo per un week-end a Nizza, e osserviamo con rinnovato stupore che nessuno ci ferma alla dogana...che in realtà non c'e' proprio piu'.

E ci sentiamo liberi ogni volta che possiamo scegliere di acquistare una BMW anzichè una FIAT, e acquistarla da un rivenditore tedesco, intendiamo. Oppure possiamo andare in un centro fitness inglese situato in un bellissimo multiplex di Milano, anzichè nelle vetuste "palestre" a gestione familiare che ancora vediamo ingiro.
E ci sentiamo liberi quando possiamo scegliere Vofane anzichè la ex stet, ex sip, ora Telecom Italia, acquistare energia elettrica da Lifegate anzichè dall'ENEL, volare con Ryanair anzichè con la bancarottiera "compagnia di bandiera".... potremmo proseguire a lungo.

Ecco perchè alle prossime elezioni vogliamo votare Zapatero.

Non ha settant'anni (come i nostri due candidati), sta guidando una nazione che cresce (anzichè ristagnare), dove si osa riconoscere i diritti di tutti, dove l'architettura - anche quella recente - è splendida (provate a recarvi a Barcellona), dove si osa "godere" la vita senza dover sentire qualche giornalista moralizzatore che invoca la chiusura obbligatoria delle discoteche alle 2 del mattino se per caso sbandiamo e sfaciamo l'auto (come fanno tante brave persone a tutte le ore del giorno senza che nessuno li biasimi).

Noi metteremo la crocetta vicino a "Zapatero" il 9 aprile..e voi?

Cris Marabotto, 10 febbraio 2006

Friday, January 27, 2006

BREAKING NEWS! Rimini torna a Rimini...o no?


BREAKING NEWS! Rimini torna a Rimini

E’ con gioia e terrore che annunciamo – primi tra gli organi di stampa - che il Festival del Fitness si terrà comunque a Rimini. O meglio, si terrà anche a Rimini.
Nel senso che gli storici organizzatori del Festival del Fitness (la Progetti) hanno deciso di spostarlo a Firenze (vedere nostro editoriale precedente), ma a sorpresa l'ente Fiera di Rimini ha deciso di organizzarne uno in proprio. Che non si chiamerà Festival del Fitness (brand della Progetti), ma “Rimini Wellness”.

Riassumendo:
- Festival del Fitness "storico" a Firenze dal 24 al 28 maggio
- Rimini Wellness a Rimini, dal 18 al 21 maggio.


sul sito di Riminiwellness leggiamo:

Innovativa la formula. RIMINIWELLNESS si suddivide in tre macroaree: W-PRO, riservata alle tematiche espositive commerciali; W-FUN, con eventi e spettacoli e FORUM, con accesso riservato agli operatori

Le nostre fonti (i maggiori fornitori di attrezzature) ci dicono che probabilmente sarà Rimini la fiera “giusta” e Firenze (di cui abbiamo già parlato) resterà a terra.

Cosa dobbiamo pensare ? Siamo legati all'idea che il Festival sia a Rimini da sempre (lo avete letto), ma dobbiamo riconoscere a Progetti l'idea di lanciare un festival, e sopratutto di esportarlo in tutto il mondo: Miami, Mosca, ecc. E sopratutto quel meraviglioso mix tra commerciale, divertimento, fiera e convegni. Insomma, i seriosi dei convegni insieme ai commerciali in cravatta, fianco a fianco con le ragazzine colorate pronte alla prossima lezione di Step. A qualcuno non piace...a noi si. O forse piaceva.

Infatti pensiamo che alla fine ne usciremo tutti sconfitti: Rimini non potrà certo avere il "flavour" di Rimini-era-Progetti (siamo sicuri che non riusciranno ad avere tutti i presenter!), Firenze sarà una mini-fiera (anche perche' comunque la Fortezza non era il posto giusto), e noi ci ritroveremo senza "la" nostra fiera.

Sbagliamo ? Forse. A fine maggio lo sapremo. In ogni caso, Beto tornerà a 4u. Promesso.

Cris Marabutto, 26 gennaio 2006

Monday, January 16, 2006

Il Costo della Salute


Ovvero quanto siete disposti a spendere per VOI STESSI?

Gennaio 2006, aumentano
le autostrade. E’ il telegiornale, minaccioso, già ci parla degli aumenti “ENEL”, del gas, degli adeguamenti ICI, e tra qualche
mese del costo dei libri per i ragazzi, e cosi’
via, in un infinito aumentare
di cui neppure
ricordiamo più l’inizio.
Quando tutto aumenta,
non resta che tagliare il
non indispensabile. Per
esempio “la palestra”
(vi è mai capitato che
qualcuno usasse questa
espressione “ah, vai in
palestra?” come una
critica al vostro modo di
vivere ?). Ma noi, che
- insofferenti - per centinaia
di volte ci siamo
sentiti dire “quando c’è
la salute c’è tutto”, riteniamo
che la palestra sia
l’indispensabile, ed altro
il dispensabile.
Eccovi
dunque qualche “item”
a cui dare un’occhiata per risparmiare...: Telefono cellulare: forse c’e’ una tariffa migliore,
forse si puo’ fare
un SMS in meno..forse
si può attendere di essere
richiamati
2) Pizzeria con coperto:
cercate bene, ci sono pizzerie
(consigliatissima
dopo la prossima sciata
una in centro a Livigno)
dove si puo’ consumare
pizza, birra e limoncello
con soli 7,5 euro.
Perchè spenderne 25 ?
3) Spese bancarie: invio estratto
conto, commissioni,
interessi passivi...che
sia il momento di una chiaccherata
con il direttore?
4) Pedaggio autostradale:
avete mai provato
quanto è più bello vedere
l’Italia dalle vecchie
statali ? D’accordo,
sono più lente, ma qualche
volta, a pensarci
bene, neanche di tanto...
Questi solo alcuni spunti
per risparmiare. Ne attendo
altri (che pubblicherò
volentieri) all’indirizzo
“cris.marabotto@gmail.com”...e nel
frattempo ricordate: i soldi
spesi per la palestra, i
soldi spesi per il benessere
sono soldi spesi per voi. E solo per voi.

Cris Marabotto, 15 gennaio 2006

Friday, December 30, 2005

L'anno del Cane


Come noto ai più, il 2006 è per i Cinesi l'Anno del Cane.
Questo meraviglioso animale, simbolo di fedeltà, affetto, affidabilità e generosità può essere preso come metafora per i consueti propositi di fine anno.

Si, perchè quasi senza accorgercene, i nostri appuntamenti ci hanno portato rapidamente all'alba del nuovo anno ed e' già il momento di voltarci indietro e guardare avanti.

Durante il 2005 il Fitness e' stato sempre con noi. Abbiamo tutti passato momenti anche difficili, abbiamo lottato con un potere d'acquisto in caduta libera, con promesse elettorali mai mantenute (tranne che sui manifesti auto-compiacenti), con un traffico insopportabile e con tutti gli altri problemi di ogni giorno. Ma il Fitness, il magico mondo che ci si apre davanti quando varchiamo la soglia dei migliori Club d'Italia, e' sempre stato li, pronto a farci rilassare e a farci star bene.
E l'anno che verrà non sarà da meno: la popolazione italiana attiva nel fitness e' prevista in crescita del 3%, e noi professionisti del settore saremo li, pronti ad accogliere tutti i nuovi amici che vorranno unirsi a noi. Il Fitness e' e sarà loro fedele.

Affetto. Avete notato anche voi che quest'anno il rapporto con il vostro Trainer è mutato ? Non più un rapporto "maestro-allievo", con il maestro irraggiungibile a dar consigli e correggere in continuazione, ma un rapporto più umano, stretto, personale. Il vostro Trainer è oggi un vero amico, che a volte lascia correre qualche errore di postura perchè sa vedere oltre, sa vedere dentro. Sa vedere che - con il non correggervi - può darvi quel poco di fiducia in più che vi fa sentire meglio con il mondo. Sa e saprà darvi Affetto.

Affidabilità. Quanto è importante accordarsi con qualcuno già sapendo che l'accordo sarà mantenuto ? Molto, moltissimo, pensiamo noi. Si, perchè al di fuori della palestra, l'affidabilità e' l'eccezione.
Chi vi deve farvi un lavoro ne garantisce il completamento per una data nella quale in genere non lo avrà neppure iniziato; chi vi promette che ritelefonerà entro sera il più delle volte non si farà trovare "staccando" il telefono. Chi vi promette amore eterno....non ne parliamo.
Non così nel Fitness. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, puntuale e disponibile, il vostro Trainer è e sarà sempre li, pronto a coccolarvi, consigliarvi, spronarvi.

Generosità. Il senso comune ci dice che gli Italiani sono generosi: tantissime donazioni al Telethon, pioggia di SMS "da un euro" dopo ogni catastrofe, "volemose bene" e tolleranza verso tutto e tutti.
E invece no.
Le statistiche di Eurostat parlano chiaro: l'italiano medio dona meno dell'1% del proprio reddito. Meno (molto) meno degli statunitensi, meno della media europea, meno di molte nazioni molto più povere. Anche noi di 4u, l'anno scorso (2004) , ne abbiamo avuto la prova. Il "serpentone Telethon", che prevedeva una donazione di 10 euro, è andato semi-deserto, con una partecipazione irrisoria, ed una raccolta di soli 240 euro.
E infatti quest'anno non lo abbiamo replicato.
Ma...ma la nostra palestra di Rovello, la negletta Esprit, è riuscita la settimana scorsa a raccogliere oltre 100 euro in un "serpentino" organizzato senza tante fanfare e senza la prosopopea della grande 4u.
E quindi una speranza l'abbiamo: che l'Esprit sia solo l'apripista, che anche 4u, con la sua massa d'urto dieci volte superiore, possa nel 2006 puntare a donare almeno 1000 (mille) euro ad una causa valida. Che potremo anche scegliere insieme: ci aiuterete ?

Cris Marabotto - 30 dicembre, 2005